Il sottosegretario nella città falsa, ma vera

Domenica 2 Ottobre 2016 di Mario Ajello

“Il sottosegretario  non è credibile. Cambia idea facilmente”.
@sarasarli

Il peggio che possa accadere, quando c’è di mezzo un sottosegretario, è che ti licenzi. Basta un suo capriccio ed è finita la pacchia per chi - annidato nel Palazzo - è abituato a vivere così. Il lunedì ci si riposa dal weekend, il martedì si cominciano a vedere i meteo per il fine settimana: «Domenica a Capalbio piove? Nooooo». Questo tipo di sciagura, il capriccio del sottosegretario, capita a Saverio Lamanna, gustoso co-protagonista insieme a Peppe Piccionello, del nuovo romanzo di Savatteri, “La fabbrica delle stelle” (Sellerio), che è una scorribanda tra Roma, la siciliana Màkari e Venezia. Saverio, come si dice in slang, ha svoltato. Da portavoce del “cretino” - così egli chiama il sottosegretario che gli garantiva «lo stipendio sicuro accreditato direttamente sul conto corrente» - vive adagiato nel sottobosco tra politica e informazione che Savatteri descrive in poche pagine definitive: il cocktailino a Ponte Milvio con una tipa che lavora alle relazioni esterne dell’Eni, l’ufficio al piano terra del Viminale con segretaria part-time annessa, la grisaglia Loro Piana, la cravatta di Marinella e soprattutto «tempo da sprecare a conforto di giornalisti atterriti dalla mezza età e dall’inarrestabile declino dell’informazione occidentale». Saverio sarebbe potuto restare in questa Roma falsa ma vera. Invece, per colpa del “cretino”, gli tocca andare via. Savatteri lo porta in giro nel suo libro tra picaresco e “giallo” e noi restiamo qui a leggere “La fabbrica delle stelle” e a bere il cocktailino. 

mario.ajello@ilmessaggero.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA