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Aldo e gli altri mariti delle insegnanti: se la scuola riaprirà sarà anche grazie a loro

Lunedì 7 Settembre 2020 di Pietro Piovani

Quando si parla di scuola ci si dimentica sempre di una figura fondamentale: il marito della maestra, che qui vogliamo rappresentare con l’esempio del signor Aldo. Quest’anno Aldo ha trascorso parte delle sue ferie d’agosto nell’istituto di Roma Sud in cui lavora la moglie, a sollevare banchi e armadietti da una stanza all’altra per riorganizzare gli spazi in applicazione delle regole di distanziamento previste dalle ordinanze ministeriali. Anche negli anni scorsi, ai primi di settembre, Aldo si era messo a disposizione per qualche lavoretto, la pulizia delle finestre più alte, piccoli interventi da elettricista, ma questa volta l’impegno è stato ben più gravoso. «Lo faccio per mia moglie - dice - non voglio che faccia sforzi fisici, ma mi fa anche piacere aiutare la scuola del quartiere». I mariti delle maestre non hanno mai ricevuto alcuna legittimazione dal ministero dell’Istruzione, e ci mancherebbe altro visto che il loro ruolo si svolge in modo del tutto abusivo; ma sarebbe giusto che almeno l’opinione pubblica riconoscesse i loro meriti. Alle elementari e alle materne oltre il 90 per cento degli insegnanti sono donne, e i collaboratori scolastici (in italiano normale: i bidelli) scarseggiano. Se non fosse stato per il volontariato di mariti, compagni e figli grandi delle docenti, che in estate sono andati a integrare il lavoro extra-orario contrattuale offerto - sempre gratuitamente - da maestre e professoresse, quest’anno di riaprire le classi non se ne potrebbe neanche parlare.

pietro.piovani@ilmessaggero.it

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