ROMA

I relitti sul Tevere, rifiuti eterni come Roma

Giovedì 12 Aprile 2018 di Pietro Piovani
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Visto che siamo stati capaci di rimuovere la Concordia,
che ne dite se togliamo sto relitto dal Tevere?
@jasebb


Un censimento compiuto dalla Capitaneria di Porto ha calcolato che nel tratto romano del Tevere, da Castel Giubileo a Fiumicino, ci sono ben 22 barche, chiatte, zattere abbandonate. Li chiamiamo relitti, e in fondo non è che uno dei tanti termini con cui a Roma si declina il concetto di monnezza (un po’ come gli eschimesi hanno quasi cento nomi diversi per dire “neve”). A vedersi magari sono meno sgradevoli di altri rifiuti, i resti di uno scafo che emergono dalle acque hanno sempre un loro fascino di naufragio; ma per l’ambiente sono dannosi come una discarica abusiva, possono sversare nel fiume liquami inquinanti di ogni genere, per non considerare l’ostacolo che rappresentano al libero scorrere dell’acqua, una minaccia seria nei giorni di piena.

Alcuni sono lì da anni, persino da decenni. L’onere di rimuoverli spetterebbe ai privati che erano proprietari dei battelli prima che affondassero, ma la rimozione costa tanti soldi oltre che una faticosa trafila burocratica, ed ecco perché molti alla fine se ne infischiano e lasciano in acqua le carcasse delle loro barche. Così il risultato finale è che dalle porte della città fino alla foce il fiume è una via crucis di rottami incagliati sulla riva.

Adesso però, finalmente, pare che si stia avviando un risanamento che parta dalla rimozione dei relitti più pericolosi, inchiodando i proprietari alle loro responsabilità. Per mettere in moto l’operazione si sono dovute unire le forze di Capitaneria di Porto, Regione, Comune, Autorità di distretto idrografico, Autorità portuale di Civitavecchia. Perché a Roma non c’è mai niente di facile.

pietro.piovani@ilmessaggero.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

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