ROMA

I romani e le piste ciclabili: un rapporto difficile (per ora)

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Pietro Piovani

Una pista ciclabile è spazio guadagnato per le biciclette o spazio sottratto a pedoni e automobili? Il dibattito è aperto, e a Roma si è infiammato con l’apparizione di tante nuove corsie riservate alle due ruote: sul lungotevere, a Castro Pretorio, a Ostia e al Torrino, sulla Tuscolana e sulla Tiburtina. In realtà sono molto meno dei 150 chilometri previsti dal “piano straordinario” del Comune, ma già bastano a scioccare i romani che in quelle strisce di asfalto colorato vedono qualcosa di estraneo, roba buona per gente di altri paesi, come i calzini corti per gli inglesi o il cappuccino a cena per i tedeschi.
Esistono due tipologie di “bike lane” (purtroppo c’è chi le chiama così) e ciascuna ha i suoi detrattori: ci sono quelle tracciate sui marciapiedi, accusate dai pedoni di mettere a rischio la loro incolumità; e ci sono quelle create ai lati della carreggiata, contestate dagli automobilisti perché riducono l’ampiezza della strada contribuendo all’intasamento del traffico, oltretutto con l’aggravante: «Sono sempre vuote!». Anche i ciclisti si lamentano, perché vorrebbero corsie protette da cordoli o barriere, mentre quelle che si sono viste finora sono solo pitture sull'asfalto che non garantiscono la sicurezza. Qualche giorno fa su lungotevere Aventino gli operai dipingevano le strisce della nuova ciclabile, le auto inevitabilmente rallentavano, a bordo del 716 i passeggeri brontolavano e e un signore commentava: «A Roma siamo conservatori, le novità non ci stanno mai bene: oggi protestiamo, ma aspetta 10 anni e quando tutti si saranno abituati vedrai che queste piste ciclabili guai a chi ce le tocca».

pietro.piovani@ilmessaggero.it

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