A qualcuno interessa salvare la vita dei motociclisti romani?

Giovedì 17 Maggio 2018 di Pietro Piovani
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La morte della ragazza romana sulla Ostiense ha colpito
tutti i motociclisti: le buche, il guard rail, le radici affioranti, la sfortuna... 
Nico Cereghini



Dopo la morte di Elena Aubry, la ragazza che viaggiava in moto sulla via Ostiense ed è finita contro il guard rail, forse per colpa dell’asfalto e delle radici degli alberi, si è molto scritto e parlato di asfalto e di radici. Pochissimo si è parlato e scritto, invece, di guard rail. Che sono certo efficaci nel proteggere le automobili dalle uscite fuori strada, ma che al tempo stesso sono mannaie pronte a falciare le vite dei motociclisti, lamiere affilate che sembrano fatte apposta per affettare le carni degli esseri umani quando questi non sono protetti da un abitacolo.

Anche un urto a bassissima velocità può essere letale per chi viaggia su due ruote. In tutte o quasi tutte le autostrade italiane i vecchi guard-rail sono stati sostituiti dai più moderni “jersey” in calcestruzzo, che saranno anche brutti ma almeno non affettano nessuno. Nelle autostrade sì, ma non nelle strade di Roma, dove le vite da salvare sarebbero tantissime essendo Roma la capitale europea di moto e motocicli (si dice che nel mondo intero solo un città, Mumbai, ne abbia più).

Persino il lungotevere, persino le vie del centro sono bordeggiate da lame arrugginite e nessuno sembra farsene un problema, il vecchio piano di rimpiazzarle con i guard rail di nuova generazione, non a caso chiamati “salva-motociclisti”, si è fermato quando a malapena era partito. Perché costa troppo, immaginiamo. E allora continuiamo così, spensieratamente, a cavalcare i nostri scooter, che è un po’ come posare la testa sul ceppo sperando nella clemenza del boia.

(Nella foto, il punto della via Ostiense dove ha perso la vita Elena Aubry)

pietro.piovani@ilmessaggero.it
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