La fanta-inchiesta sui disastri della Capitale

Domenica 11 Marzo 2018 di Mario Ajello
Povera inchiesta, non è ridicola. E almeno è qualcosa. Visto che il resto, coprire con un po’ di asfalto le strade o addirittura - non sia mai detto! - rifarle da capo, sembra impossibile. Potrebbe perfino essere benemerita l’inchiesta, per quel che può scatenare. Come procederà? Proviamo a fanta-immaginarlo. Andrebbero anzitutto interrogati i funzionari comunali. Lei che cosa faceva mentre nella via X e nella strada Y si aprivano quelle due voragini che hanno inghiottito 100 motorini e 150 cristiani? Beh - risponde il funzionario - io veramente stavo bevendo un cappuccino al vetro e non mi sono accorto di nulla. Ah, sì?, grida il magistrato e subito chiama i poliziotti: portatelo via! Si passa a un altro sospetto, che però si rifiuta di rispondere, se non così: a magistra’, me stà a reprime’?! E pure l’interrogatorio successivo non sortisce effetti, perché l’indiziato grida al pm: a biondino (anche se il giudice è moro), me voi sbomballa’ le p...? E smamma! Non resta allora che interrogare direttamente le buche. Tu, buca, perché fai la buca? E che devo da fa’, risponde la poveretta: la parrucchiera? Si passa a un’altra voragine, che appena vede il giudice si spaventa, si ritrae. E si chiude da sola. E così, in preda al panico di finire agli arresti, fanno tutte le altre. O si autoinghiottiscono, coprendosi da sole, o si danno alla latitanza. E così, sia pure non per scelta civica ma per paura personale, le buche risolvono il problema delle buche. Dando lezione di buona amministrazione al Campidoglio. 

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