ROMA

Sull'autobus non puoi sederti se porti una fascia in testa

Lunedì 1 Aprile 2019 di Pietro Piovani
Mita, una ragazza di Rossano (provincia di Cosenza) trapiantata a Roma, racconta un episodio che le è capitato qualche tempo fa. «Quella mattina ero uscita di casa con una fascia in testa per nascondere i capelli, sinceramente non mi andava di esibire le mie quattro dita di ricrescita. Pensavo che mi desse un'aria esotica: avevo ragione, e la conferma l'ho avuta quando sono salita sull'autobus.

Ho visto che c'era un posto libero, mi sono seduta ma una signora neanche tanto anziana mi ha aggredito: “Qui nun te ce poi sedé! I posti a sedé so' pell'italiani”. Mi sono tolta gli occhiali da sole per guardarla e farmi guardare bene in faccia. “Prego?” le ho chiesto, pensando di chiudere così la questione, ma mi sbagliavo. “È inutile che fai che nun capisci, sull'autobus se ponno sedé solo l'italiani. Ar paese tuo manco ce stanno gli auti, arivi qui e te voi pure sedé? Venite, rubate e io so' na povera pensionata che le paga le tasse”.

Intorno a noi c'era chi si faceva gli affari suoi, chi mi rivolgeva qualche sguardo di empatia come per dire “Non darle retta”. Soltanto un ragazzo barbuto ha provato a intervenire in mia difesa, borbottando di diritti uguali per tutti. Gli ho fatto cenno con la mano di lasciar perdere, mi sono alzata e mi sono spostata più in là. Il resto del viaggio l'ho fatto in piedi, per evitare discussioni. Adesso ci rido, ma lì per lì ero davvero scossa. Mi è rimasta solo una domanda nella testa: ma come ha fatto quella a capire che sono calabrese?».

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