Quando per rimorchiare bastano solo tre like

di Marco Pasqua
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Lunedì 26 Giugno 2017, 01:15 - Ultimo aggiornamento: 01:16

Gli ho messo il like 
e ora mi segue: è così 
che funziona il mondo 
dei social nel rimorchiare?

@hyunasmole

C’era una volta il rimorchio del sabato pomeriggio, in via del Corso. Ma anche a viale Europa. O, per i lidensi, a via delle Baleniere. Orde di giovanissimi ingelatinati e profumati che si preparavano al meglio per incontrarsi e per qualche “vasca”. C’era un look del rimorchio, studiato a tavolino (mai ripetersi), e gli amici facevano in modo di essere cromaticamente in sintonia. Stili troppo diversi non andavano d’accordo, gli emo erano una cosa, i truzzi un’altra, i darkettoni un’altra ancora. Era un rito, quello dello struscio, che culminava talvolta in storie d’amore, nate on the road. Prima dello smartphone, l’unico modo per farsi vedere e vedere, era quello di scendere in campo, senza filtri. Si giocavano partite complicatissime, su quei marciapiedi, e bisognava essere abili strateghi per riuscire a strappare un numero di cellulare o anche un sorriso.

La regola era quella di dissimulare l’interesse (il disinteresse, invece, andava ostentato, in quanto segno di una presunta superiorità), perché l’indifferenza suscita curiosità. Un esercito quasi del tutto scomparso, oggi: le comitive ci sono ancora, ma ragazzi e ragazze si incontrano quando i giochi sono già fatti. I social hanno azzerato il piacere di scoprirsi, di parlarsi, di svelarsi gradualmente. Tre like consecutivi ad una foto equivalgono ad uno “scrivimi”, i numeri di cellulare piovono con la stessa rapidità delle proposte via messaggi privati. Qualcuno sfila ancora a via del Corso, cellulare alla mano, più concentrato sul prossimo like da dare che sugli occhi da conquistare. 

marco.pasqua@ilmessaggero.it

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