I viaggiatori che sognano una amatriciana a Phuket

I viaggiatori che sognano una amatriciana a Phuket
di Mauro Evangelisti
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Sabato 5 Gennaio 2019, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 15:31

Ma è giusto cercare l’amatriciana a Phuket, la carbonara a Camaguey o la pizza quattro stagioni a Sydney? Davvero quando siamo a Londra o Edimburgo dobbiamo per forza vagare alla ricerca di un ristorante che promette cucina tricolore? Gli italiani in viaggio, ovviamente non tutti ma una fetta consistente, hanno questo bisogno impellente di ritrovare vicino alle cascate del Niagara o prima di addentrarsi tra i templi di Angkor Wat un pasto che prometta pasta o pizza. C’è una pattuglia di italiani talmente convinta che la nostra sia l’unica cucina commestibile della galassia da rifiutare con orrore qualsiasi banale sperimentazione delle specialità del luogo che sta visitando. Ed è sbagliato. Ma non bisogna neppure essere integralisti nell’altro senso: non è un sacrilegio mangiare una pizza a Tokyo o la piadina in Cile. Nella serie cult “Master of none” il protagonista, un ragazzo di New York, si trasferisce per un lungo periodo a Modena per imparare a fare la pasta fresca. Tra cuochi che hanno maturato esperienze nel nostro Paese e italiani sparsi ovunque, si possono mangiare specialità della nostra cucina praticamente dappertutto, a volte assai più gustose di quelle servite in qualche trappola per turista nel cuore di Roma.
mauro.evangelisti@ilmessaggero.it

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