«Non abbiamo linea». Il miraggio del bancomat

Martedì 10 Ottobre 2017 di Davide Desario
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Roma: 9 taxi alla fermata
nessuno col bancomat
Vi meritate Uber, le botticelle e mia madre
che non inserisce la terza da 2 decenni

@stocalma

Tutte le strade portano a Roma. Ma solo se paghi in contanti. Nel terzo millennio, infatti, nonostante il boom dell’e-commerce, del contacless e di Applepay, la Capitale vuole ancora i soldi in mano e ostacola con una battaglia di retroguardia dal sapore medievale altre forme di acquisto.

Su Facebook, per esempio, Emanuela ha denunciato che per ricaricare il suo abbonamento metrebus le hanno applicato un aumento di 50 centesimi perché ha pagato con il bancomat. Ma altri casi sono sotto gli occhi di tutti. Provate a prendere un taxi al volo: la maggior parte (non tutti), in barba alle promesse, non permette di saldare la corsa con carta di credito (e poi fanno la guerra a Uber). Per non parlare degli artigiani: chiedere a idraulici, elettricisti e giardinieri di pagare con tessera elettronica è come insultargli la madre.

Domenica mattina è successo anche a Dario. Era su via Aurelia, usciva dalla clinica Pio XI. Era senza contanti e voleva comprare un cornetto per il padre ricoverato. Tre bar su tre lo hanno mandato via: «Non ho il bancomat» ha detto il primo, «Non mi funziona il pos» si è scusato il secondo, «La linea telefonica fa i capricci» ha tagliato corto il terzo. Solo al quarto bar ci è riuscito. Poi all’ora di pranzo lo ha chiamato un amico che era a pranzo a Fregene: «Senti questa - gli ha detto - Mia moglie ha comprato una borsa in spiaggia da un ambulante. Lo sai che c’aveva il bancomat col Gps? E tu che dici sempre che questa città è indietro».

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