Lo spaccio di cannabis legale e il divieto andato «in fumo»

Venerdì 12 Ottobre 2018 di Veronica Cursi
A 13 anni giocava a fare lo spacciatore a scuola. Con un mucchio di erba legale, di quelle vendute in qualche canapa shop di Roma, nascosta dentro lo zaino. A ricreazione, tra chiacchiere e risate, ne ha tirato fuori un po’ per farla vedere a i suoi compagni. Creando scompiglio in una prestigiosa scuola di Roma sud. 
Lui, terza media, la barba appena accennata, voleva farsi grande di fronte agli amichetti. «Guarda qua, ho roba buona», avrebbe spifferato tra i banchi. Solo che la voce si è sparsa un po’ troppo e non solo tra gli studenti, in fila per avere un po’ di quella marijuana light, quella cioè con Thc inferiore ai limiti di legge (che comunque non può essere venduta ai minorenni). Ma anche tra gli insegnanti che l’hanno sorpreso a distribuirla. Apriti cielo. Genitori convocati d’urgenza, ragazzini rimandati a casa, riunioni con il preside. «A scuola gira la droga», l’allarme condiviso sui gruppi Whatsapp delle mamme. Poi il dietrofront: «Era cannabis legale, il ragazzino non voleva né venderla né fumarla». E poco importa che il Consiglio superiore di Sanità quest’estate volesse fermarne la vendita perché «non può esserne esclusa la pericolosità». È andato tutto in fumo.
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