Stessa spiaggia, stesso mare: guai a dar buca alla comitiva

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Raffaella Troili
Che dici se quest’anno cambiamo, andiamo su un’isola, tre quattro giorni eh, spezziamo la solita routine?» Non se ne parla, stessa spiaggia, stesso mare dove ci sono quegli amici che rivedi e sembra che non sia passato un anno, con quei misteriosi soprannomi tipo Stellina e Ghibby legati a qualche ricordo tutto loro. E dove la sera non si può andare a cena fuori perché bisogna ingozzarsi veloci, impomatarsi il ciuffo e raggiungere il gruppo. Si dice gruppo, sempre. Anche se dietro l’angolo c’è una ragazzina che aspetta o solo un gioco di sguardi appena iniziato e un’estate tutta da vivere.

Un rito adolescenziale, l’attaccamento ai luoghi estivi, che dura qualche anno, il tempo di alzare il tiro. Per ora guai a cambiare minimamente abitudini, la partita in spiaggia alle venti, poi ancora un bagno, due tiri a carte per spezzare, i falò, i cornetti a mezzanotte, il biliardino, i capannelli di comitive sparsi qua e là, un salto al campo di pallavolo dove ci sono le ragazze, i tuffi dal pedalò, i giochi in acqua e pure sott’acqua. La fase successiva è quando proprio non vorranno partire, lasciare Roma, per non lasciare il fidanzatino. Arriverà la noia, la voglia di organizzarsi da soli, vedere posti nuovi, tutto improvvisamente starà stretto. Compresa mamma. Anzi no. Lei sta già stretta, è vero.
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