Il lettone non ha più appeal: che amarezza realizzarlo

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Raffaella Troili

Sembrava scontato: se c’era un posto vuoto nel lettone c’era pure sempre un figlio che si accomodava a fianco, senza dire niente, uno in particolare. Comunque la magia, l’attrattiva del letto a due piazze vicino a mamma pareva eterna, come il latte con il Nesquik al mattino, lo scaldino pronto in bagno, i baci per svegliarsi. Era così e basta, quando il gatto (papà) non c’è i topi ballano. E invece no. Ma quel momento, quello della presa di distanza è secco, impercettibile, quanto improvviso e naturale. Non si realizza mica subito. Ci vuole un po’ di tempo. Una sera, la testa sul cuscino, si accende la lampadina dei ricordi. Ma qualcosa è cambiato, nessuno si contende il posto affianco, ognuno ha i suoi spazi, i suoi tempi, la sua privacy. O meglio, anzi peggio, nessuno ci ha pensato, magari se una glielo chiedeva veniva pure, uno dei due... La dignità impedisce per fortuna di approfondire l’argomento. Archiviati i magic moment nel lettone: inutile elemosinare per una notte ancora quelle ginocchia appuntite contro le spalle o quei risvegli con un braccio pesante sul collo. Ad accorgersi del letto vuoto resta il gatto, vuole due carezze, si accomoda, si rialza, salta via anche lui. Però, meglio di niente... raffaella.troili@ilmessaggero.it

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