CORONAVIRUS

Coronavirus a Roma, le liti della fase 2: «Questo non è un metro di distanza»

Lunedì 1 Giugno 2020 di Pietro Piovani
Come se a Roma non ci fossero già abbastanza motivi per litigare, adesso con il coronavirus si sono aggiunte infinite nuove occasioni di alterco negli incontri tra i clienti di supermercati, ristoranti e bar, nelle file davanti ai negozi, sugli autobus e in metropolitana: sono le dispute che cominciano con un «Lei mi sta troppo vicino» e non si sa mai come vanno a finire. Ieri abbiamo assistito a una discussione all’ingresso di una pizzeria a taglio dove la contesa si è incentrata sull’effettiva dimensione dell’ormai mitologico metro di distanziamento: «Guardi che questo non è un metro», «Scherza? Sarà almeno un metro e 20», «Lei è un incosciente», «Lei è esagerata» e via alzando la voce in un crescendo che si sarebbe potuto risolvere solo se uno dei contendenti avesse avuto in tasca un metro da sarto per fare luce sui centimetri una volta per tutte. Ma poi neanche, perché la diatriba si è successivamente spostata dalla Fisica alla Giurisprudenza quando un terzo signore in coda si è intromesso: «A dire il vero, per legge la distanza da rispettare sarebbe di due metri», «Si sbaglia - gli ha risposto l’altro - i due metri valgono solo per chi corre». Sono situazioni che di solito non arrivano a degenerare in una scazzottata da film western, ma si traducono il più delle volte in una gag alla Totò con l'onorevole Trombetta («lei mi sta toccando da tre ore!» «io la tocco ma lei perché mi fa il ritocco?») e infatti anche in questo caso la lite si è spenta senza terminare in rissa, il primo della fila è entrato e la cosa è finita lì. Forse è anche questo che si intende con l’espressione “imparare a convivere con il virus”.

pietro.piovani@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 01:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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