CORONAVIRUS

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

Lunedì 4 Maggio 2020 di Pietro Piovani
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Controlli in via Cassia a Roma
Da oggi con il nuovo decreto tante cose cambieranno, ma tante altre resteranno come prima. Continueranno, ad esempio, gli incontri con gli uomini e le donne delle forze dell'ordine che ci fermano in strada e ci fanno tante domande, per informarsi, attenti e premurosi, della nostra vita, dei nostri impegni personali e professionali. Chiunque sia uscito di casa in questi mesi ha il suo aneddoto, la sua avventura, il suo episodio da testimoniare. Ecco per esempio una storia accaduta a Roma e raccontata su Facebook, in terza persona, da Marta Bertolini (la riportiamo con le sue stesse parole).

«Immedesimatasi in Cappuccetto Rosso, Marta decide di recarsi dai suoi genitori per portargli un canestrello pieno di generi di conforto e fargli un po' di compagnia. Giudiziosamente compila le due autocertificazioni, una per l'andata e una per il ritorno, motivo "assistenza genitori anziani". Si barda con guanti e mascherina e si avvia a bordo della sua autovettura. Arrivata a piazza Istria, viene fermata dalla polizia municipale. “Buonasera, dove va? Da dove viene? Dove abita? Cosa porta? E perché? E come? E quando? E l'autocertificazione ce l'ha?”. “Vado dalla mamma e dal papà che sono vecchiarelli, reco loro un canestrello eccetera eccetera. Ma lei agente perché non indossa la mascherina?”. “Me la so' appena tolta e comunque non mi avvicino. Favorisca patente e autocertificazione. Tutt'apposto grazie buonasera vada pure”. Marta fa per riavviare l'autovettura che non parte, la batteria ha esalato il suo ultimo respiro.. Nel frattempo i due agenti sono risaliti in macchina. Marta si sbraccia per fermarli: “Scusate, la mia macchina non parte più, avete mica i cavetti per la batteria?”. Risposta dell'agente: “No”. E la macchina della municipale se ne va».

Dunque Marta rimane così, sola, con l'auto in panne, nel deserto di piazza Istria, abbandonata da quegli uomini delle forze dell'ordine che fino a un momento prima si mostravano tanto solleciti (mascherina a parte) nel tutelare la sua incolumità. Ma come in ogni favola che si rispetti, il finale è lieto: Marta afferra il telefonino e chiama in aiuto i suoi affetti più stabili, che accorrono e fanno partire l'auto a spinta, il canestrello viene consegnato agli anziani genitori e tutti vissero felici e contenti.

pietro.piovani@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 00:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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