Sui compiti è guerra social tra genitori

Venerdì 14 Ottobre 2016 di Maria Lombardi
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Sei ore seduta a scuola poi altrettanto a casa a fare i compiti. Non ce la faccio più a stare seduta.
@areumjine

Italiano, matematica, storia, inglese, francese e disegno. Se va bene si finisce alle dieci di sera, ignorando il disegno e chissà il francese. La scuola prima di tutto, l’impegno non si discute, il prof ha sempre ragione. Sì, però. Mica si può schiattare sotto i vocabolari e rinunciare a tutto tranne che ai calcoli. Riecco le maratone, sei sette ore di studio che si sommano alle cinque di lezione. Totale: dodici ore sui libri e nemmeno una d’aria, peggio della galera. Ipotenusa e cateti sono un dilemma di famiglia, mamma papà nonni e zie non risolvono. Ci pensa whatsapp, per fortuna c’è una comunità di studenti e familiari che sta impazzendo con lo stesso problema. Ma i compiti non servivano a imparare a far da soli? Un giorno forse, intanto i prigionieri della scrivania crescono curvi, fiacchi sulle gambe ma robusti in grammatica. Calcio o danza a patto che anticipi gli orali, così anche la domenica è come il lunedì. Solo i cinesi e i russi studiano di più, i finlandesi che frequentano scuole modello studiano meno della metà. Tornano i pomeriggi secchioni ed è già rivolta. Padri che confessano il proprio fallimento davanti agli angoli adiacenti e si chiedono il senso di questa tortura. Madri che promuovono petizioni. Qualche domanda gli esperti se la fanno, il ministro promette più leggerezza. Su Twitter è guerra tra i genitori: c’è chi implora basta e chi ribatte allora tenetevi figli somari. L’ultimo dubbio lo toglie il liceale con migliaia di ore di allenamento sui libri. Ma tutti questi compiti ti hanno reso almeno più responsabile? No, solo più grasso. 

maria.lombardi@ilmessaggero.it
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