Il bengalese all’Appio e la suora nel Ciad

Mercoledì 17 Febbraio 2016 di Raffaella Troili
Stavo pensando di iscrivermi
ad un corso di lingua bengalese per
poter negoziare meglio frutta e verdura
con Kabir, caro amico del market.
@godsavethetweet

Cos’hanno in comune Mokbul Hossin Mohammad bengalese di Nargsindi che vende frutta e verdura all’Appio e suor Michela, cesenate che sta sempre in Africa ad aiutare i bambini? In via Arrigo Davila in uno dei tanti locali gestiti da bengalesi, entri e leggi «Siamo su Fb bambinidimichela». Un altro cartello dice: «Ogni 10 euro di spesa, 0,50 per i bambini di Michela».

Li mette Mokbul, in un barattolo vicino alla cassa, ogni volta che il cliente tra lattuga, carciofi, mele e patate, spende quella cifra. Di aiutare suor Michela gliel’ha proposto «il signor Umberto, siamo amici, viene sempre». Il distinto signore sta su Fb come Mokbul, è lui che gli ha fatto “conoscere” suor Michela. Da anni va avanti questa storia, Mokbul non sa dire di no, nel frattempo tra spezie e barattoli ha messo a disposizione uno scaffale dove vende miele fatto in casa, «me l’ha proposto Umberto, il ricavato è tutto per suor Michela, va in Ciad per i bambini di Gaundi e la scuola di Maimba». Anche i clienti infilano qualche moneta nel barattolo, «l’importante è che arrivi» dicono prima d’andar via. Di Mokbul, 30 anni, sposato, una figlia e un’altra in arrivo, hanno fiducia.

A Roma dal 2004, ha scalato quel che offre il mercato del lavoro: «Dal 2006 al 2014 ho lavorato in un distributore a via di Grotta Perfetta». Poi ha rilevato il negozio, Umberto è tornato alla carica con suor Michela, lui ha accettato. A Natale è arrivato a 100 euro, «25 le ho messe io» dice fiero. Non a caso «ogni chicco e ogni goccia arricchiranno un piccolo angolo della terra...» è scritto sul sito di suor Michela Larini.

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