«Arrivo, aspetta un minuto»
Le snervanti risposte dei figli

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Raffaella Troili
C’è un intercalare che manda in bestia e che invece fa parte del quotidiano slang di un adolescente: il semplice e secco, “ecco”. Ecco, è solo un’alternativa. I modi per prendere tempo di fronte a una qualsiasi tipo di richiesta, dal “vieni a tavola che la lasagna è pronta” a “forse è ora che ti prepari per uscire” o “è tempo che inizi a studiare”, sono diversi. “Aspè”, “un attimo”, “arrivo”, cinque minuti”, “due minuti” e così via. Una snervante attesa, perché l’indolente si alza dal letto ma devìa verso il bagno e si chiude in seduta con cellulare d’ordinanza, intanto passano le ore, la pasta si raffredda, le lancette corrono, la rabbia monta. C’è sempre un buon motivo per rimandare, farsi attendere, alzarsi, lavarsi, vestirsi, uscire, tornare. Quell’ecco costante, carica d’ansia l’adulto, forse perché lo mette davanti a quel meraviglioso menefreghismo incosciente che si è perso ormai per strada. Schiavo del tempo e di una ferrea e rigorosa tabella di marcia, ha dimenticato quanto sia rilassante prendere la vita senza fretta. Naturalmente l’ecco non può permetterselo, non vale al contrario, non è previsto dai ruoli. E a richiesta scatta, disponibile, attento. Pensate invece che goduria sarebbe rispondere a uno stentoreo “È pronto?” con un flemmatico “Eccoooo”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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