Allenare anche i genitori, l’eterna sfida di chi fa sport

Domenica 10 Novembre 2019 di Mimmo Ferretti
Ogni giorno ce n’è una. E non è uno scontato modo di dire. Ogni giorno c’è un grido di allarme di chi è chiamato a istruire giovani atleti e che, invece, è costretto ad allenare i genitori dei propri allievi. Senza distinzione di disciplina, ma con gli sport di squadra primatisti in questa triste gara. Questo perché si è arrivati al punto che non si porta il proprio figlio semplicemente a fare sport, ma perché su di lui già a 8,9 anni si investono sogni e ambizioni fuori luogo e fuori tempo. La pratica sportiva sta diventando sempre più l’occasione, lo strumento per diventare qualcuno, per dare una svolta alla propria vita; e, per questo, tutto diventa orribilmente buono.

C’è chi già vede la foto del figlio in prima pagina, carico di soldi e di fama, e va oltre tutto, anche oltre la ragione. Che potrebbe essere un bel viaggio verso il futuro se troppo spesso non si andasse anche oltre le regole di vita. Pure le più elementari. E così per tentare di far prevalere questo, sui campi di gara si finisce con l’insultare quello. E viceversa, a ritmo continuo. Tirando talvolta in ballo anche il colore della pelle del giovane nemico, dell’ostacolo verso la gloria.
Forse ha davvero ragione chi dice che fare sport fa male.
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