Se il terrore inizia anche dal parrucchiere

Martedì 28 Aprile 2015 di Raffaella Troili
Il problema dei terroristi dell'ISIS di trovare un posto a Roma dove poi la gente noti la differenza in caso di attentato

@m4gny

Il passaparola è un classico del genere, le chiacchiere della parrucchiera. Tra una piastra e una goccina di olio per rendere morbido il capello spunta l’argomento tabù, quello che spiazza quei 20 min di relax: l’Isis, l’allarme attentati che come tutte le paure più grandi e ignote tendiamo a evitare, ignorare, snobbare. Sotto il phon, la leggenda metropolitana, che poi leggenda non è, è la seguente: «Lo sai che è successo a una mia cliente?». Era sulla metro, ha raccolto il telefonino che si era perso prima di scendere uno di quelli lì. Con la pelle scura, gli occhi lontani. Lui ha chiamato lei, lei lui probabilmente, il racconto è poco chiaro. Si sono dati appuntamento sotto la metro, lei gli ha restituito il telefono. «E lui - ecco il colpo di scena della parrucchiera - come per sdebitarsi le si è avvicinato all’orecchio e le ha detto: grazie, il primo maggio eviti di prendere la metro, i mezzi pubblici, di frequentare posti affollati». Fine, stop. Ognuno a casa sua, peccato che il marito della signora tanto per bene che ha trovato il telefonino nella metro era un poliziotto, ha visto a chi corrispondeva quel numero, era un militante dell’Isis in Italia, uno dei tanti tenuti d’occhio. Da allora il cellulare risulta staccato, bruciato. E noi? Tra le chiacchiere della parrucchiera, le volanti che ci osservano, le paure che teniamo a bada e i consigli dell’amica della parrucchiera, il primo maggio che facciamo? Coprifuoco, e poi il 2, il 3, il 4? Il nemico è invisibile non carichiamolo di muscoli che non ha il coraggio di mostrare.

raffaella.troili@ilmessaggero.it Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 00:16

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