Portoghesi sui bus, la lezione di Berlino

di Maria Lombardi
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Venerdì 13 Marzo 2015, 00:21 - Ultimo aggiornamento: 00:29

Portoghesi, nessuna guardia, pioggia in metro e più di 10 minuti per un treno lercio. Grazie Atac

@MatteoCosta

È anche questione di parole. «Schwarzfahrer», viaggiatori neri. Li chiamano così a Berlino quelli che vanno a sbafo su bus e metro. E li fanno vergognare: sui muri delle stazioni la campagna anti-furbetti li ritrae come omini sfigati che si lasciano trasportare dagli altri, avvinghiati alle loro spalle a mo’ di zainetti. Il messaggio è: voi pagate anche per questi pidocchiosi. Tutti liberi di entrare, nella metro non ci sono tornelli. Immaginate i romani a fare i berlinesi per un giorno, wunderbar, sai che pacchia. Il biglietto? A che serve? È tutto frei. Salvo poi incontrare cattivissimi controllori in borghese che girano tanto, e se non paghi la multa per tre volte, kaputt, si rischia la galera.

Intanto si diventa neri per la vergogna, gli altri passeggeri ti guardano come un criminale. Il sistema però funziona, i truffatori sono il sette per cento. Portoghesi li chiamiamo qui. Che offesa è? Suona quasi simpatico. L’appellativo stesso è una beffa, pare che l'abbiano affibbiato (ormai tre secoli fa) ai romani che entrarono non invitati a uno spettacolo organizzato all'Argentina dall'ambasciata del Portogallo. I furbi erano i romani, i truffati erano i portoghesi ma il titolo di imbroglioni lo addossarono a questi ultimi. Da quel tempo ne hanno fatta di carriera. A Roma per far pagare i passeggeri bisogna tenerli prigionieri nella metro, tornelli anche all'uscita di alcune stazioni. Con scarsi risultati, i portoghesi sono sei volte quelli di Berlino. Questa parola non funziona, è troppo buona. Chissà se ne esiste una che fa arrossire i romani.

maria.lombardi@ilmessaggero.it