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Quei boy scout che lottano per l'uguaglianza

Quei boy scout che lottano per l'uguaglianza
di Marco Pasqua
2 Minuti di Lettura
Domenica 14 Giugno 2015, 22:57 - Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 09:28
Centinaia di scout ai lati

delle strade a salutare

il Roma Pride. Tutti insieme

per costruire una società migliore


Valerio Colomasi



Una delle immagini più belle del Gay Pride è stata quella regalata dai boy scout, in uniforme e fazzolettone al collo, confusi tra il mezzo milione di persone a caccia di diritti. Giovani che la mattina avevano partecipato all'incontro con il Papa e che hanno sentito di voler essere parte di quella festa carica di rivendicazioni. E se sulla questione dell'omosessualità il dibattito all'interno di alcuni gruppi è ancora acceso, sembrano più lontani i tempi in cui in un seminario si sconsigliava ai capi di fare coming out (correva l’anno 2011).



Dietro a questa nuova fase c'è il lavoro di quanti stanno cercando di aprire il movimento alle istanze che arrivano dal suo interno, da quei ragazzi che chiedono solo di poter essere loro stessi e di non doversi nascondere. E il merito della partecipazione di tanti esploratori, guide, rover, è anche un po’ di Valerio e Martina Colomasi. Attivisti Glbt, anime dell'associazione Luiss Arcobaleno e, soprattutto, capi scout Agesci, hanno lanciato nei giorni scorsi un appello su Facebook agli eredi di Baden-Powell: «Vi aspettiamo per cominciare insieme il cammino che ci porterà un giorno a dire con serenità che abbiamo fatto del nostro meglio per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato».



Un appello che non è caduto nel vuoto e che si è tradotto nelle immagini, piombate sui social, di manifestanti sorridenti con centinaia di scout, che, sollevando cartelli inneggianti all’amore senza discriminazioni, hanno applaudito e urlato: «Siamo con voi». E due mondi hanno smesso, per un momento, di essere distanti.



marco.pasqua@ilmessaggero.it