L'avvocato runner: «Sempre di corsa, mi alleno sulle buche»

Sabato 28 Aprile 2018 di Andrea Nebuloso
(Foto di Fabio Lovino)
Gli amici lo considerano un pazzo, un disadattato sociale come dice lui stesso ridendo, ma in verità Pier Francesco Nuzzi, avvocato, 51 anni, unico romano a partecipare lo scorso 9 aprile alla 100 miglia d'Istria, ha iniziato a correre questo tipo di gare per dare un esempio ai suoi tre figli, di 14, 11 e 9 anni.

Anche perché per disputare una trail running di 168 km, con 6539 metri di dislivello positivo, devi per forza avere un buon motivo...
«La prima domanda che mi fanno è sempre la stessa: ma chi te lo fa fare? Non è facile da spiegare, è una molla che mi è scattata 6 anni fa. In famiglia abbiamo passato un momento drammatico, io ho reagito stando seduto tutto il giorno sul divano, non uscivo più di casa. Sono arrivato a pesare 92 chili. Poi, all'improvviso ho avuto una reazione contraria: ho iniziato a correre, ma in maniera estrema scoprendo il mondo delle gare ultrarail».

Delle gare al limite della resistenza fisica?
«Senza dubbio. Ho tagliato il traguardo dopo 40 ore e 24 minuti, fermandomi solo 40 minuti a metà gara per cambiarmi e mangiare un piatto di patate con ragù. Calcolando che siamo partiti in 400, 140 si sono ritirati, è un risultato del quale vado fiero. Chi abbandona spesso lo fa per problemi psicologici, non fisici. Io sono arrivato all'arrivo, la mattina alle 9, con dolori insopportabili: il corpo mi avvertiva che si era stufato di correre».

Come si superano momenti del genere?
«È la normalità per chi decide di partecipare a questo tipo di gare. Basti pensare che siamo partiti alle 19 di sera da Labin in Austria con una temperatura di 14 gradi. Dopo sette ore siamo arrivati a 1400 metri dove erano -2. Per poi tornare il giorno a bassa quota, paradossalmente la discesa è stata peggio della salita. Per colpa del ghiaccio sono caduto tantissime volte. La seconda notte avuto le allucinazioni. Capita di vedere punti di ristoro che invece sono alberi. Te ne accorgi solo quando ci sbatti. Ho superato tanti atleti che sembravano zombie. C'è chi si perde, ma fortunatamente, è obbligatorio portare con se anche un cellulare per poter essere rintracciabili».

Come fa un romano a prepararsi a questo tipo di gare?
«Quando dico che vengo da Roma mi guardano come un marziano. Sono competizioni per corridori di montagna che hanno il terreno adatto per allenarsi. A Roma ho solo le buche... In verità, al circolo Parioli, dove sono iscritto, abbiamo creato un gruppetto di appassionati di trail running. Siamo in tre: io, Gianluca Cascioli e Marco Mascioli, però sono stato l'unico ad avere il coraggio di disputare la 100 miglia di istria. Con loro faccio quelle più tranquille. L'anno scorso abbiamo corso tre gare da 100 km e 3 da 50Km».

La sua famiglia che dice?
«Mia moglie è impagabile: la sera prima della partenza ho avuto una crisi di rigetto. Mi chiedevo chi me l'aveva fatto fare di abbandonare la famiglia per una gara così. Ho deciso di chiamare mia moglie: se lei avesse avallato un minimo dubbio sarei tornato indietro. Invece mi ha spronato ad andare avanti».

E i suoi figli?

«Qui torniamo alla domanda: chi me lo fa fare? Dopo il grave problema familiare, volevo dimostrare loro che nella vita con lo spirito di sacrificio e la determinazione tutto si può superare, non esistono ostacoli insormontabili. Anche per questo che spesso li porto con me. Mi piace fargli vivere le sensazioni dettate dalla fatica e dal sudore. Anche se mi rendo conto che corro un grande rischio: che anche loro mi considerino solo un pazzo».
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