Eleonora, medico jazzista: «Aiuto la ricerca con la mia band»

Sabato 16 Giugno 2018 di Valentina Venturi
Eleonora Vicario ha 62 anni, è un medico psichiatra. Vive nel quartiere di Tor Lupara e fa parte del Consiglio Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana. Ama profondamente il suo lavoro («la psicologia è come una zappa che riesce a scavare in profondità tra le zolle»), ma per allentare la tensione delle lunghe giornate lavorative, anni fa capisce di aver bisogno di un diversivo. Impara a suonare il sassofono contralto. Quella che all'inizio sembrava una distrazione qualsiasi, diventa una ragione di vita. La scoperta della bellezza della musica la travolge al punto che decide di creare la Numinoso Ensemble, un'orchestra jazz composta da venti elementi, che suona e incide cd con un unico obiettivo: raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro.

Musica e medicina possono andare a braccetto?
«Tutto può andare d'accordo con la musica. Lo dimostrano anche i componenti del gruppo: la maggior parte fa altri lavori. Siamo legati dall'amore per il bel suono e soprattutto ci esibiamo per una buona causa».

Si suona per diletto.
«Non abbiamo un cachet. I soldi che raccogliamo dalle esibizioni e dai dischi sono destinati all'AIRC. Oltre a me ci sono medici, avvocati, architetti, psicologi e il proprietario di una tipografia con annessa rilegatoria: con la band suoniamo dal vivo per raccogliere fondi».

Perché proprio il sassofono?
«Lavoravo nel mio studio la mattina, in una clinica convenzionata il pomeriggio, la sera scrivevo dei lavori per l'università nella speranza di dedicarmi alla ricerca. Utopia! E allora ho fatto la cosa più facile. Un giorno ho aperto le Pagine Gialle e mi sono chiesta: Rispetto al mio studio è più vicina la scuola di tip tap o quella di musica?. Il destino ha scelto per me».

Come definirebbe il suono che emette?
«Caldo, profondo, emozionante. Esce da un metallo freddo ma dorato, rotondo. Ti prende allo stomaco, diventa un urlo interiore».

Il mezzosoprano Jole De Maria, scomparsa nel 2007, era sua zia. Con l'Associazione Culturale Arcipelago in suo onore ha ideato il Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria, anch'esso nato per dare linfa alla battaglia contro il cancro. A maggio si è svolta la VI edizione e in giuria c'era Katia Ricciarelli.
«Ho incontrato persone speciali che non ci sono più: il concorso è un modo per tenerle in vita, per cercare di evitare la sofferenza di altri. Tutto si fa per risonanze».

Il concorso è aperto a tutti?
«Indistintamente e non esiste limite d'età. Partecipano settanta ragazzi, da tutto il mondo».

Un lungo viaggio.
«Infinito. Indimenticabile una ragazza di Singapore che aveva pochi soldi, ma voleva assolutamente partecipare. Ha comprato un biglietto aereo con vari scali: il viaggio di andata è durato tre giorni, ma è stata eliminata alla prima selezione».

Da chi trae ispirazione?
«Da mio cugino Ruggero De Maria, direttore della Patologia generale all'Università Cattolica di Roma, senza dimenticare mio maestro Stefano Rotondi flautista, sassofonista e cofondatore della Numinoso e il direttore artistico del concorso lirico, il mezzosoprano Irene Bottaro».

Nella Numinoso Ensemble tra gli altri ha suonato Javier Girotto.
«Aver avuto Girotto è stato come vincere una medaglia al valore! Ma nel nostro palmarès possiamo aggiungere tra gli anche Giovanni Di Cosimo, il batterista Michele Rabbia e il flautista Elvio Ghigliordini».

Merito della sua dedizione?
«Mi piace considerarmi un aggregante, sono come una piastrina del sangue».
  Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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