Roma, il decennio della svolta. «Recovery, Giubileo ed Expo 2030»

Da sinistra Alessandro Caltagirone, Paola Severino e Giuseppe Gola
di Roberta Amoruso
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Giovedì 30 Settembre 2021, 01:11 - Ultimo aggiornamento: 20:35

La doppia sfida va giocata tutta in attacco per la Capitale. Tra il Giubileo 2025 e la candidatura a Expo 2030 si può costruire davvero la rinascita di Roma. «Senza pregiudizi e senza storture», partendo dai dati «veri» della città snocciolati nel “Rapporto Roma 2030 - La Capitale nel nuovo scenario internazionale” presentato ieri nel corso del convegno organizzato da Scenari Immobiliari e Fabrica Immobiliare Sgr.

Perché sia chiaro e non distorto il punto di partenza, oltre che le grandi opportunità all’orizzonte aperte già dal Pnrr per l’intero Paese. Soltanto Expo 2030 può portare in dote 45 miliardi di euro alla Capitale. Dunque, sui nuovi progetti per la rigenerazione urbana, la riqualificazione del patrimonio pubblico, la spinta sulle infrastrutture, anche quelle digitali, la nuova mobilità sostenibile e la valorizzazione di università e start-up, si deve costruire la regia di un nuovo patto pubblico-privato. Ne sono convinti i protagonisti del settore immobiliare, tra le anime economiche della Capitale, ma anche gli altri imprenditori del contesto in cui si potranno sviluppare i due appuntamenti con la storia, intervenuti ieri nel corso del convegno per tracciare una rotta su cui lavorare. 


Di là del valore immediato, tra turismo e dintorni, ci sono oltre 11 miliardi di indotto di lungo periodo, tra attrattività di nuovi investimenti internazionali, incremento del valore immobiliare e creazione di nuove imprese. Perché la competitività tra metropoli in Europa si misurerà sempre più dal numero di multinazionali che busseranno alla porta. «Dobbiamo iniziare a pensare Roma non solo come la Capitale della politica, ma come grande motore dello sviluppo economico del Paese», dice Paola Severino, vicepresidente della Luiss: «E abbiamo una grande occasione davanti». La prima missione comune deve essere quella di rendere economicamente attrattiva la città, soprattutto per gli investitori internazionali, quelli troppo spesso condizionati dal pregiudizio. Ebbene, il Rapporto Roma 2030 «fornisce finalmente sicurezza e consapevole dei dati», spiega il vicepresidente di Immobiliare Caltagirone, Alessandro Caltagirone, «ed evidenzia una completa scollatura tra la situazione oggettiva di una città con tutti i requisiti giusti per accogliere nuove aziende, per accogliere i turisti e per chi vuole semplicemente viverci e una immagine opaca basata su luoghi comuni».

Ecco perché «è necessario - aggiunge - che ognuno faccia la propria parte per far conoscere Roma per come è davvero» (quarta in Europa per livello di attrattività complessiva, seconda per qualità della vita, e la metropoli più verde d’Europa, con solo il 23,7% di territorio edificato) «e non per come si dice che sia». Non basta. «Bisogna tornare a vederla come una grande Capitale internazionale», per Angelo Camilli, presidente di Unindustria. Un obiettivo da raggiungere «superando gli ostacoli delle procedure amministrative infinite», puntualizza Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare.


Le potenzialità sul tavolo non sono soltanto una previsione generica. «L’effetto Expo ha triplicato gli impegni immobiliari degli investitori italiani ed esteri a Milano. Tra il 2015 e il 2021 il totale degli investimenti sul capoluogo lombardo ha superato 31 miliardi», spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. Forse «non sempre la governance si è dimostrata all’altezza», ammette, ma «crediamo che i privati possano e debbano fare la propria parte», dice Giovanni Maria Benucci, amministratore delegato di Fabrica Immobiliare sgr. 


Il nodo
 

Il nodo vero è trasformare l’opportunità in realtà. Di qui il richiamo in coro al futuro sindaco: «C’è bisogno di normalità nella gestione dei servizi pubblici, a partire dalla gestione dei rifiuti. Nessun potere speciale, basta applicare l’ordinario per rendere una città accogliente per gli investitori. Serve per esempio pensare a come incrementare la capacità della rete elettrica, con la crescita della mobilità sostenibile, dice Giuseppe Gola, ad di Acea.

Una rotta nel solco della digitalizzazione ormai indispensabile per Maximo Ibarra, ceo di Engineering: invito che Pier Andrea Chevallard, ceo di Tinexta, coglie al volo ricordando che la sua società ha preferito Roma a Milano senza mai pentirsi. 
 

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