Roma, «Con Recovery e Giubileo inizia il decennio Capitale»

Roma, «Con Recovery e Giubileo inizia il decennio Capitale»
di Andrea Bassi
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Giovedì 30 Settembre 2021, 01:14 - Ultimo aggiornamento: 07:03

Gli anni Venti del nuovo millennio possono essere il decennio di Roma. Della rinascita della Capitale, dopo tre lustri, gli ultimi quindici anni, sono totalmente persi. Ma per cogliere le incredibili opportunità che la città ha davanti, serve un Patto. Va «riattivata una collaborazione tra le energie sociali, professionali e scientifiche. Un gioco di squadra che ha funzionato bene negli anni a cavallo del grande Giubileo 2000».

È questa, se si vuole, la sintesi del poderoso rapporto «Roma 2030. La Capitale nel nuovo scenario internazionale», la ricerca realizzata da Scenari Immobiliari in collaborazione con Fabrica Sgr. Un documento che analizza fin nel profondo le potenzialità (enormi) della Capitale, e i nodi che vanno sciolti, senza nascondere la polvere sotto il tappeto. Un messaggio indirizzato anche alla politica, al nuovo sindaco, chiunque esso sia dopo le elezioni del prossimo 3 ottobre. Chi guiderà il Campidoglio dovrà gestire sfide che sono grandissime opportunità: il Giubileo del 2025, la messa a terra del Piano nazionale di ripresa e resilienza, la Ryder Cup, la candidatura all’Expo del 2030, il millenario della nascita di Cristo del 2033 e, perché no, una nuova candidatura alle Olimpiadi del 2036 dopo quella inopinatamente rifiutata per il 2024. 

I parametri

Per collocare Roma all’interno dello scenario internazionale, la ricerca analizza il posizionamento della città in base a una lunga serie di parametri. Il primo è la demografia. Roma, considerando la sua area metropolitana, è la quarta città più popolosa d’Europa. Nel 2020 la sua popolazione ha raggiunto 4 milioni 253mila abitanti. Ma a differenza delle altre capitali europee, la città ha subito negli ultimi anni un calo demografico. E, soprattutto, ha registrato uno spostamento dal Centro (che ha perso 48mila abitanti) verso la periferia più esterna, quella oltre il Raccordo anulare. Questo ha determinato squilibri interni che, dice il rapporto, andranno recuperati per aumentare la qualità della vita. Il secondo parametro sono le infrastrutture.

Su quelle di lungo raggio Roma è al top. Termini è la più grande stazione italiana con 150 milioni di passeggeri l’anno. L’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino è il più grande scalo italiano. A Roma, semmai, quello che va migliorato è la mobilità urbana. Circolano 1,77 milioni di auto e 389 mila motorini: 624 veicoli ogni 1.000 abitanti. La ricerca suggerisce di chiudere l’anello ferroviario e potenziare e allungare le linee metropolitane. Elementi imprescindibili per avvicinare Roma al livello delle principali capitali europee. Anche sul fronte delle Università, Roma ha poco da invidiare alle altre metropoli europee. Ha quattro atenei statali (La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, e Università del Foro Italico), che da soli hanno 162 mila isritti. Tra le Università private ci sono eccellenze come la Luiss, Lumsa e la Cattolica. Per rigenerare la città, agli atenei dovrebbe essere data la possibilità di organizzarsi in campus, con residenze e attività sportive. 

I musei

Altro punto di eccellenza, è il sistema museale. Roma è ai primi posti al mondo come offerta. I musei vaticani, con 6,88 milioni di visitatori, sono il terzo museo nella classifica globale. La Capitale, poi, ha 160 metri quadri di verde per abitante. Dieci volte più di Parigi. Pochi lo sanno, ma Roma è anche una delle città più sicure al mondo, con il minor numero di omicidi. Ed è, subito dopo Londra e Parigi, uno dei principali bacini di lavoro. L’area metropolitana ha 1,85 milioni di occupati. Un tessuto formato da professionisti collocati nella fascia alta per specializzazione. Senza parlare del sistema sanitario composto da strutture di altissima eccellenza, dal Bambin Gesù al Policlinico Gemelli. Il turismo resta un driver essenziale. Il “brand Roma” tira. Secondo la classifica di Tripadvisor, la Capitale d’Italia è la quarta meta mondiale scelta dai viaggiatori. Ma la durata media del soggiorno è ancora solo di 2,39 giorni. Su questo bisogna migliorare: allargare l’offerta e innalzarla con strutture di alta gamma.

Cosa fare dunque, per migliorare la percezione di Roma? I ricercatori hanno ascoltato, con un sondaggio, le opinioni di personalità che conoscono bene la Capitale. La ricetta è semplice. Va innanzitutto recuperata la “normalità” nella gestione dei servizi. Basta immagini di bus in fiamme e spazzatura per strada. Milano in questi anni è cresciuta di più, ma occhio, avvisano gli intervistati: Roma non ha mali oscuri. Anzi, oggi è la città con maggiori potenzialità di sviluppo in Italia. E grazie al Pnrr, potrà anche sfruttare il “ritorno” del settore pubblico con un ruolo più forte dello Stato centrale. Questo dopo anni in cui questo paradigma è stato messo in discussione dalle spinte autonomiste delle Regioni del Nord e dai tagli alla spesa pubblica. Roma, però, andrà messa in condizioni di cogliere la sua opportunità di crescita. Ha bisogno, e gli vanno dati, quei poteri legislativi e di bilancio che da tempo gli sono stati promessi. E va messa al centro di una nuova politica di investimenti pubblici. Va restituito un trattamento almeno uguale a quello riservato a Milano. 
 

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