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Maurizio Veloccia e la candidatura all'Expo 2030: «Due tram e un mega parco, così cambierà Tor Vergata»

L’assessore all’Urbanistica: l’obiettivo è trasformare il quadrante est della città

Maurizio Veloccia e la candidatura all'Expo 2030: «Due tram e un mega parco, così cambierà Tor Vergata»
di Camilla Mozzetti
4 Minuti di Lettura
Martedì 21 Giugno 2022, 07:27 - Ultimo aggiornamento: 08:49

Assessore all'Urbanistica Maurizio Veloccia partiamo dal claim che accompagna la candidatura della Capitale all'Expo 2030 My name is Roma, cosa c'è dietro a questa frase?
«Roma rappresenta per antonomasia una città che da millenni si sa trasformare ed ha attraversato i destini del mondo riuscendo a cambiare, le esposizioni universali hanno come obiettivo quello di diventare un'occasione per ripensare il futuro e quindi Roma in questo vuole contribuire a trovare le soluzioni per le sfide del nostro tempo e in particolar mondo per noi significa immaginare una rigenerazione della città».


Lei è assessore e la città con le sue periferie la conosce bene dal momento che per anni è stato presidente di uno dei Municipi più complicati, quello che comprende la Magliana. Nella filosofia sottesa alla candidatura scompare la dicotomia periferia-centro, nella prassi come si supera?
«Intanto la scelta dell'area, ovvero di un quartiere che merita una rigenerazione urbana, il nostro obiettivo è proprio trasformare il quadrante est della Capitale in particolare l'area di Tor Vergata per lasciare in eredità del post-expo un quartiere diverso, che sia ricucito nelle sue connessioni con nuove infrastrutture di mobilità, con al centro una forte valorizzazione dell'università di Tor Vergata, con un rafforzamento delle strutture e dei servizi per gli studenti, dipendenti e per il quartiere, con la rigenerazione dell'esistente e con l'enorme valorizzazione del verde connettendo un grande parco attrezzato che verrà realizzato all'interno del quadrante e collegherà il quartiere al parco degli Acquedotti e al centro della città, l'idea che una periferia romana possa essere trasformata attraverso i criteri della rigenerazione urbana, della sostenibilità ambientale e del trasporto pubblico su ferro».

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Poniamo l'ipotesi peggiore e ragioniamo per sottrazione: Roma non riuscirà ad ottenere l'Expo. Tutta questa ambizione, questa progettualità, questa visione resteranno dei punti cardine di questa amministrazione?
«Sicuramente sì, il rafforzamento e l'espansione dell'università di Tor Vergata, la connessione con il potenziamento del trasporto pubblico con le due nuove tranvie, il rafforzamento dei percorsi nel verde con il finanziamento del piano urbano integrato di Tor Vergata sono dei fatti che ci saranno a prescindente dall'Expo. È evidente che se vinceremo tutto questo potrà essere molto rafforzato e accelerato con una grande quantità di finanziamenti nazionali e internazionali».


Ecco arriviamo alle risorse a quanto potrebbero ammontare?
«Il dossier è ancora in corso di perfezionamento però diciamo che senz'altro gli investimenti diretti che rimarranno in eredità al quadrante post-expo saranno molto ingenti e supereranno i 500 milioni. Quindi al di là dell'indotto generato dalla manifestazione che è di diversi miliardi, gli investimenti destinati al quadrante saranno di una entità mai vista prima».


Una città che comunque cambierà.
«Sì, una città che cambierà e che vuole diventare un esempio di un cambiamento sostenibile da un punto di vista sociale, ambientale e che abbia come obiettivo fondamentale quello di ricucire il suo centro con le periferie».
Intervenire sugli strappi di una città che ne conta molti da ricucire.
«Assolutamente sì, nel nostro progetto di Expo non c'è soltanto l'obiettivo di portare il mondo a Roma ma anche di portare Roma nel suo complesso nel mondo, stiamo coinvolgendo, ad esempio, tutti i singoli Municipi in questo grande progetto perché la Capitale ha delle potenzialità enormi in ogni suo singolo angolo e questo noi dobbiamo poterlo valorizzare anche in questo modo si ricuce la città: valorizzando e potenzialità di ogni singolo territorio, anche quelli più periferici che hanno dei gioielli o delle perle nascoste. La nostra idea è portare il mondo a Tor Vergata ma anche portare tutta la complessità di Roma alla ribalta, davanti agli occhi di decine di milioni di visitatori».


Lei è fiducioso?
«Stiamo lavorando pancia a terra e la mia fiducia nasce da una grande sintonia tra le istituzioni e dalla consapevolezza che tutte le forze politiche, sociali, imprenditoriali della città stanno remando unite verso questo grande obiettivo».


Cronoprogramma?
«Il dossier verrà consegnato a settembre e poi cominceranno le visite degli ispettori del Bie (Bureau international des Expositions) che verranno a Roma così come nelle altre città candidate per analizzare dal vivo i siti e l'evoluzione del progetto da parte delle nazioni candidate».
 

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