«De Vito, soldi al socio per aprire ogni porta»

Domenica 24 Novembre 2019 di Michela Allegri Giuseppe Scarpa
«De Vito, soldi al socio per aprire ogni porta»

Per avere le porte aperte in Campidoglio bastava avere il contatto giusto: «Gianluca Bardelli e Marcello De Vito ci avevano detto di dare l'incarico all'avvocato Mezzacapo, facendoci capire che sarebbe servito a sbloccare il procedimento dei Mercati Generali». Sono gli interrogatori con cui la procura puntella l'accusa di corruzione nei confronti del presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito e del suo socio Camillo Mezzacapo. A parlare agli inquirenti, tra maggio e giugno, sono gli imprenditori Claudio e Pierluigi Toti. I costruttori avevano chiara una cosa: era necessario pagare parcelle al legale amico di De Vito per sbloccare la pratica sul progetto di riqualificazione dei Mercati Generali incagliata da anni. Emerge dai nuovi atti che la procura ha depositato nel processo in cui è imputato il politico.

L'INFLUENCER
L'anello di congiunzione tra politica e imprenditori era Bardelli «l'influncer» grillino, ribattezzato così da De Vito, secondo quanto sostenuto da Mezzacapo davanti ai pm. Per chiudere gli affari bisognava avere i contatti giusti.

A spiegarlo a Pierluigi Toti sarebbe stato, appunto, Bardelli: «Ha detto che con le diffide saremmo falliti». Ed ecco la soluzione: Nel 2017 «Bardelli e De Vito mi hanno presentato Mezzacapo e De Vito ne ha sottolineato le qualità professionali». Insomma, un'indicazione, quella del presidente dell'assemblea capitolina, che all'imprenditore non sfugge: «Mi è sembrato chiaro che dando l'incarico a Mezzacapo avrei avuto l'appoggio anche di De Vito per sbloccare il procedimento». Un incarico conferito senza badare troppo alla sostanza, tanto che Pierluigi Toti dice ai pm di non ricordare «i dettagli dell'accordo contrattuale».

A ribadirne l'inconsistenza, è Claudio Toti: «Era in corso il controllo dell'Agenzia dell'entrate nella mia società, temevo che si potesse comprendere che il contratto con Mezzacapo era fasullo». Anche a causa del controllo fiscale i Toti sostengono di avere deciso di tagliare i rapporti con l'avvocato. Un dettaglio che insospettisce i magistrati: «Perché - chiedono i pm - non riteneva più utile il contributo di Mezzacapo nonostante si fosse aperta una nuova interlocuzione con il Comune e fosse stata ottenuta l'approvazione della delibera?».

Per gli imprenditori proprio «l'approvazione della delibera richiedeva una concreta assistenza tecnico legale». Circostanza che, secondo l'accusa, proverebbe la strumentalità dell'incarico precedente. I Toti bussano di nuovo alla porta di Bardelli che suggerisce un nuovo avvocato: Marco Simone Mariani. È a lui che gli imprenditori si affidano.

LA CONSULENZA
Per l'accusa, potrebbe trattarsi di una nuova consulenza mascherata a favore di Mezzacapo. Perché durante l'interrogatorio i pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli mostrano una mail dell'avvocato Mariani a Mezzacapo: «Proposta di collaborazione professionale in relazione all'incarico ricevuta dal gruppo Toti, per un compenso da 600mila euro».

Agli atti ci sono anche gli interrogatori inediti di Mezzacapo. Il 27 maggio, a Regina Coeli, racconta che fu De Vito ad aiutarlo a ottenere incarichi importanti. Da Luca Parnasi - a processo per il giro di corruzione legato allo stadio della Roma - ai fratelli Toti. Il politico gli avrebbe presentato Parnasi «a una colazione, gli parlò bene del mio studio. Qualche tempo dopo Parnasi mi chiamò». E in seguito aggiunge: «Non escludo che Parnasi abbia deciso di affidarmi l'incarico per compiacere De Vito».

Mezzacapo aggiunge che De Vito gli presentò «molte persone», dandosi da fare «perché, in ragione del suo ruolo, aveva incontri anche istituzionali con persone che avrebbero potuto affidarmi incarichi». Gli aveva presentato anche Bardelli, «come suo amico, nonché influencer del M5s, mi invitò una o due volte a casa. In una prima cena c'erano De Vito, Bardelli e la moglie, un collaboratore di De Vito e Pierluigi Toti, che conobbi quella sera. Fu De Vito a presentarmelo, gli disse che ero un bravo avvocato». Qualche giorno dopo, Toti chiama Mezzacapo, «aveva una questione rilevante sui Mercati Generali».

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