Ispettori Asl accusati di pretendere mazzette. Chieste condanne a 9 e 6 anni

Il Tribunale di Roma
di Erika Chilelli
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Mercoledì 7 Dicembre 2022, 19:03

Minacciavano i proprietari dei bar di multarli o far chiudere il locale. Poi, per soprassedere su presunte irregolarità delle attività commerciali, chiedevano ai titolari di pagare delle mazzette. Il pm di piazzale Clodio ha chiesto la condanna a 9 anni di reclusione per Gianfranco Fabrizi ea 6 anni per Giulio Bonella, entrambi all'epoca dei fatti contestati, nel 2013 e 2014, ispettori del dipartimento di prevenzione del Servizio igiene degli alimenti e nutrizione della Asl RmC, accusati di concussione.
 

LE ISPEZIONI
Prima il controllo rilevava delle irregolarità, poi scattava il piano: gli ispettori della Asl prospettavano ai titolari dei bar una multa o, nella peggiore delle ipotesi la chiusura dell'attività. Poi, per chiudere un occhio, chiedevano il pagamento di mazzette per cifre che andavano dai 1.500 euro ai 12mila. È stata questa l'accusa con il quale nel 2017 il pm di Erminio Amelio, ha chiesto il rinvio a giudizio dei due ispettori per concussione e di un terzo imputato, il vigile urbano Giorgio Agostini, con l'ipotesi di truffa, che nel frattempo è deceduto. L'indagine ha avuto inizio in seguito alla denuncia di uno dei commercianti. Le accuse mosse a Fabrizi e Bonella riguardano tre episodi di presunta concussione avvenuti tra il 2013 e il 2014 ai danni di un bar, una società di logistica e un'attività di import export situata nei quartieri di Tuscolano e Appio. Così, per non ricevere una multa alla titolare della logistica Fabrizi avrebbe detto: «Pagando 5mila euro si può aggiustare tutto – si legge nel capo d'imputazione – qui se non si può parlare non si può fare niente a questo punto ho le mani legate e devo fare il verbale». E, all'import export dove erano stati rilevati illeciti amministrativi, avrebbe detto di regolarizzare la pratica attraverso Agostini, che si sarebbe presentato più volte a ritirare somme di denaro in contanti per un importo totale di 12mila euro. Per il bar, invece, il braccio destro di Fabrizi, secondo quanto riferito dai denuncianti, era Bonella che, prospettando al titolare una multa redatta dal primo e la chiusura del locale, poi avrebbe chiesto 1500 euro,

LA DIFESA

Per il pm Gennaro Varone, che ha chiesto la condanna di tutti gli imputati, i testimoni, nel corso del processo, hanno dato versioni convincenti, rievocando dettagli come la perfetta sinergia tra Fabrizi e Agostini. Un'affermazione che stride con quanto sostenuto da entrambe le difese, secondo le quali non ci sono elementi che riscontrino l'accordo criminoso tra i due imputati per la spartizione del denaro. Inoltre, alcune delle vittime chiamate a testimoniare davanti al giudice, per i legali, forniranno una versione diversa da quella prospettata nella denuncia. In particolare, la figlia del titolare del bar aveva riferito di aver visto il padre allungare una mano verso Bonella, ma in udienza ha ritrattato. Inoltre, ha sostenuto che l'incontro con l'ispettore della Asl sarebbe avvenuto fuori dal bar, in orario di chiusura, ma nella denuncia che si erano visti nel magazzino del bar. Per l'episodio, Bonella, che era già in pensione, ha ammesso in aula di essersi recato al bar solo una volta per dare dei consigli tecnici poiché un amico aveva fatto al titolare il suo nome per via del ruolo che aveva avuto all' interno della Asl e di non aver mai parlato di soldi. La decisione, ora, spetta al giudice. «L'istruttoria è stata lunga e sono emerse molteplici contraddizioni da parte dei querelanti – ha dichiarato l'avvocato di Fabrizi, Daiana Landolfa – la produzione documentale è stata volta a dimostrare la totale innocenza del dottor Fabrizi e le contraddizioni di chi lo ha accusato ». poiché un amico aveva fatto al titolare il suo nome per via del ruolo che aveva avuto all'interno della Asl e di non aver mai parlato di soldi. La decisione, ora, spetta al giudice. «L'istruttoria è stata lunga e sono emerse molteplici contraddizioni da parte dei querelanti – ha dichiarato l'avvocato di Fabrizi, Daiana Landolfa – la produzione documentale è stata volta a dimostrare la totale innocenza del dottor Fabrizi e le contraddizioni di chi lo ha accusato ». poiché un amico aveva fatto al titolare il suo nome per via del ruolo che aveva avuto all'interno della Asl e di non aver mai parlato di soldi. La decisione, ora, spetta al giudice. «L'istruttoria è stata lunga e sono emerse molteplici contraddizioni da parte dei querelanti – ha dichiarato l'avvocato di Fabrizi, Daiana Landolfa – la produzione documentale è stata volta a dimostrare la totale innocenza del dottor Fabrizi e le contraddizioni di chi lo ha accusato».

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