Roma, anziana torturata all'Infernetto: la badante condannata a 24 anni. La colpì con 20 gomitate al volto e al torace

La badante disse che l'anziana era caduta. Le violenze riprese da una telecamera di sorveglianza.

Roma, anziana torturata all'Infernetto: la badante condannata a 24 anni. La colpì con 20 gomitate al volto e al torace
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Venerdì 7 Ottobre 2022, 12:27 - Ultimo aggiornamento: 12:31

È stata condannata a 24 anni di carcere Lyubov Tkachuk la cinquantenne ucraina accusata dell'omicidio di Maria Luisa Lombardi, 81 anni e invalida, morta nel giugno 2020 in ospedale dopo una lunga agonia. L'anziana era stata trasportata al San Camillo il 7 maggio dalla sua abitazione in via Francesco Cilea, all'Infernetto a Roma. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, la badante colpì l'anziana con almeno una ventina di gomitate al volto e al torace e provò a giustificarsi dicendo che l'81enne era caduta.

Incastrata da un video

A incastrare Tkachuk però furono le immagini del sistema di video sorveglianza che registrarono tutte le violenze. La sentenza per la donna è stata emessa dalla Terza Corte d'Assise di Roma ieri sera dopo oltre sei ore di camera di consiglio. I giudici hanno condannato la badante per l'accusa di omicidio riconoscendo l'aggravante della crudeltà e assolvendola invece dall'imputazione di maltrattamenti per episodi risalenti ad anni precedenti, riconoscendo una provvisionale di centomila euro per ognuna delle parti civili. Per Tkachuk la procura, con la pm Daniela Cento, aveva chiesto la condanna all'ergastolo. «Esprimo soddisfazione per la acclarata responsabilità penale in ordine al reato di omicidio aggravato - dice all'Adnkronos l'avvocato Maria Marmo, legale di parte civile di Cristina e Sergio Sartarelli figli della vittima - rimane tuttavia l'amaro in bocca e ci lascia perplessi l'assoluzione per maltrattamenti. Per noi è evidente che le atrocità perpetrate quel maledetto 7 maggio, ricordo su una signora ultraottantenne e malata di alzheimer, siano state solo l'epilogo di violenze intraprese da tempo. Aspettiamo in ogni caso di leggere le motivazioni della sentenza, che comunque non ritengo renda piena giustizia alla vittima e ai suoi familiari».

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