In casa un museo illegale: trovati a Ostia vasi, statue e gioielli. Oltre 7mila pezzi di valore inestimabile

Denunciato il proprietario di un’abitazione trasformata in galleria

In casa un museo illegale: trovati a Ostia vasi, statue e gioielli. Oltre 7mila pezzi di valore inestimabile
di Moira Di Mario
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Giovedì 8 Settembre 2022, 06:49 - Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 14:57

Reperti archeologici catalogati con precisione certosina. Alcuni, quelli ritenuti più preziosi, collocati all'interno di teche in legno e vetro per essere meglio fotografati e le immagini inserite in un catalogo dove clienti facoltosi potevano ammirarli, sceglierli e acquistarli. Oltre settemila pezzi storici e archeologici di inestimabile valore conservati in un'abitazione di Ostia, dove il proprietario aveva realizzato un autentico museo illegale, una sorta di galleria artistica e archeologica a cui erano ammessi pochissimi estimatori. Un giro d'affari enorme, bloccato dai finanzieri del comando provinciale di Roma insieme ai berretti verdi della compagnia di Colleferro che hanno denunciato il titolare si fa per dire della collezione privata con l'ipotesi di riciclaggio e violazione delle norme a tutela del patrimonio storico e archeologico e sequestrato gli oggetti antichi. Una montagna di reperti per soddisfare ogni esigenza dei compratori.

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Le fiamme gialle, entrate nell'abitazione per una perquisizione, hanno trovato fossili, anfore, vasellame e statue in terracotta e ceramica, armi, oggetti sacrali, ornamenti in oro, argento, bronzo, avorio ed osso, strumenti medico chirurgici ed oltre quattromila monete d'oro, argento e bronzo. I reperti, ora affidati in custodia al Museo archeologico comunale di Colleferro, sono databili a partire dal periodo cretaceo per quanto riguarda i fossili, mentre gli altri sono risalenti al periodo compreso tra il IX secolo avanti Cristo ed il XIX dopo Cristo. I finanzieri di Colleferro hanno scoperto la casa galleria dopo una lunga indagine che dalla valle del Sacco li ha portati fino al mare di Roma. Indagine non ancora completamente chiusa. I militari delle fiamme gialle sono ancora al lavoro, con l'aiuto e la collaborazione di un team di archeologi, per ricostruire la provenienza del prezioso patrimonio e identificare i fornitori del venditore. Non è escluso che possa trattarsi di un gruppo di tombaroli da cui il gallerista acquistava o addirittura a cui commissionava i reperti per poi rivenderli illegalmente. Da chiarire anche la posizione dei clienti che non potevano non sapere come i pezzi acquistati appartenessero al patrimonio pubblico.

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I settemila pezzi sequestrati e presi in custodia dal museo municipale di Colleferro, una volta ricostruita la provenienza e prima di tornare nel luogo d'origine, potrebbero essere esposti nel museo dell'Arte salvata, inaugurato a giugno scorso nel Planetario delle Terme di Diocleziano, nel Museo nazionale romano, Nella Capitale. È qui che vengono esposte le opere salvate da calamità naturali e recuperate dai terremoti, dai conflitti, trafugate e vendute illegalmente e poi riportate a casa, per ricucire quel tassello rubato alla storia e al patrimonio nazionale. Tutti beni che transitano nel museo dell'Arte salvata e che sono esposti al pubblico per un periodo limitato, prima di essere restituiti al territorio di provenienza. L'allestimento inaugurale ha mostrato al pubblico una serie di ceramiche e terrecotte votive e architettoniche rientrate dagli Stati Uniti lo scorso anno e provenienti dall'Italia centrale, meridionale preromana, e dall'Etruria meridionale e risalenti al VII secolo avanti Cristo. Un patrimonio sequestrato dai carabinieri alle direzioni di musei privati, casa d'asta e collezioni private statunitensi e provenienti da scavi clandestini, ricettazione ed esportazione illegale.

 

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