Bullismo, Grauso: «Pre-adolescenza età più critica, ecco un vademecum per genitori». Progetto in due quartieri di Roma

I consigli ai genitori per sostenere i ragazzi

Bullismo, Grauso: «Pre-adolescenza età più critica, ecco un vademecum per genitori». Progetto in due quartieri di Roma
di Caterina Danese
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Sabato 26 Novembre 2022, 15:01

«Per combattere il bullismo ed il cyber-bullismo dobbiamo tornare a mettere la lente di ingrandimento sui ragazzi e sulle loro famiglie. Quella del ministro Valditara è stata sicuramente una frase infelice ma il messaggio forte è quello che in questo momento serviva: i giovani hanno bisogno di una scossa. In questo sono d’accordo con lui». Aldo Grauso, psicologo esperto del fenomeno, non ha dubbi: «Per arginare queste situazioni che, soprattutto nel post Covid sono sempre più diffuse, è necessario responsabilizzare i ragazzi, dargli dei punti di riferimento forti, anche in famiglia». In questo, spiega Grauso, l’età della pre-adolescenza è la più critica, «è quella in cui il ruolo genitoriale diventa quasi nullo ed il contesto di appartenenza diventa quello dei pari. Si entra a dura prova nel mondo del gruppo e chi non è conforme è facile che venga messo all’angolo. Così si possono sviluppare dinamiche di bullismo e cyber-bullismo, anche perché i ragazzi a quell’età non hanno gli strumenti per decifrare la razionalità e l’empatia». Da qui nasce il progetto socio educativo presentato lo scorso 22 novembre in Campidoglio, “Una buona occasione”, di cui il prof. Grauso è coordinatore. Un programma che si rivolge proprio ai ragazzi delle scuole medie: «Lo facciamo con un messaggio musicale alternativo. Nel testo della canzone si gioca con le parole, con gli opposti. Lo stesso motivo per cui si è scelto di partire da due istituti che sono completamente agli estremi, Parioli ed Ostia ma già altre regioni ci hanno già chiesto di aderire», assicura Grauso.

Progetto Socioeducativo sul bullismo e cyberbullismo nelle scuole patrocinato dai Municipi II e X

Quali consigli dare ai genitori? «Il primo suggerimento pratico che mi sento di dare – spiega Grauso – è quello di non rinunciare a conoscere gli strumenti tecnologici che utilizzano i giovani. Quali applicazioni si scaricano, come comunicano. Solo così ci si può rendere conto di quali ricadute questi mezzi possano avere nella vita reale. Spesso, invece, i genitori sono convinti che il mondo informatico non gli appartenga».

Dal mondo digitale alla vita reale, secondo il professor Grauso «è poi necessario che i genitori creino delle alleanze tra di loro. Al contrario – spiega – succede spesso che quando la sera i ragazzi decidono di staccare il telefono non facendosi più trovare - perché ormai alle medie si esce anche di notte - il genitore sappia solo il nome dell’amico».

Alleanza tra genitori ma anche nella stessa famiglia di appartenenza: «I ragazzi hanno bisogno di una base sicura e questo vale soprattutto per i figli di coppie separate». Infine il linguaggio del corpo. «Il quarto suggerimento che vorrei dare è quello di monitorare i comportamenti in atto, perché nel 99,9% dei casi – conclude Grauso - i ragazzi cercano di farci arrivare dei precisi messaggi che, però, i genitori purtroppo non sempre vedono. Utilizzano il loro corpo come veicolo del disagio psico-fisico, ecco perché è sempre importante monitorare il rapporto con il sonno e con il cibo, che possono rappresentare le prime avvisaglie di qualcosa che non va».

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