ROMA

Roma, Zone militari per i camion Ama, sindaci in rivolta. Ma la Difesa frena

Domenica 8 Dicembre 2019 di Francesco Pacifico
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Rocca di Papa, la zona militare dismessa di Monte Cavo

I sindaci dei territori coinvolti già annunciano le barricate. Mentre al ministero della Difesa professano molta cautela. Martedì in Regione si vedranno l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, tecnici della Difesa e della stessa Pisana per individuare dove e se poter allestire in aree militari dei centri di trasferenza nell’ottica di evitare a Roma una nuova emergenza. L’ipotesi è stata lanciata nelle scorse settimane proprio dalla Regione e finora lo Stato maggiore dell’esercito ha individuato dieci aree tra Roma e provincia sulle quali discutere: tre, una delle quali a Castel Romano, in città, le altre sette fuori tra Bracciano, Sant’Oreste, Rocca di Papa, Tarquinia e Pomezia. Nulla è deciso, ma l’amministratore unico della municipalizzata, Stefano Zaghis, spera già al vertice di martedì di avere dei nomi da comunicare entro venerdì alla Pisana - come chiede l’ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti - dove realizzare queste strutture necessarie a trasferire l’immondizia raccolta in città prima di portarla negli impianti di trattamento. Niente a che vedere con le discariche.

Zaghis, che sta cercando anche soluzioni alternative, spera di trovare in questo modo quattro siti negli altrettanti quadranti della Capitale, anche nella città metropolitana. Di più, ha anche ipotizzato di poter costruire in un secondo momento e nelle stesse zone quegli impianti che oggi mancano. Ma potrebbe restare deluso. Informalmente dalla Difesa, come detto, si mostrano molto cauti sul progetto: fanno sapere di essere disponibili ad aiutare la Capitale ad affrontare l’emergenza rifiuti, ma il loro intervento non andrà oltre il fronte logistico, non ci sarà un coinvolgimento diretto nella raccolta o nel ciclo dei rifiuti stessi. In pratica, ci tengono a sottolineare, nulla a che vedere con l’opera svolta in Campania all’inizio del Duemila, quando furono i militari a ripulire materialmente il territorio. Senza contare che non sarebbe stato ancora deciso né il numero né la modalità giuridica per cambiare destinazione ad aree, che pur dismesse, restano militari.
Dietro tutta questa cautela c’è anche la risposta alle proteste che ieri si sono registrate nei Comuni interessati. Il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi, ha fatto sapere: «I siti militari non sono idonei per svolgere attività di stoccaggio. Sono pronto come primo cittadino e siamo pronti come comunità a respingere questo ennesimo attacco da parte di chi ha creato il problema ed oggi non è in grado di risolverlo». Da Bracciano ripete gli stessi concetti il collega Armando Tondinelli: «Sono pronto a scendere in piazza con tutta Bracciano».

Al di là delle proteste, i siti al vaglio presenterebbero non poche criticità, a maggior ragione se i rifiuti contenuti saranno poi destinati a una discarica o impianti che la Regione vuole che si costruiscano all’interno di Roma. Per esempio l’ex base aeronautica di Monte Cavo, a Rocca di Papa, è vicina a un’area archeologica ed è collegata da strade non adeguate ai camion. A Bracciano l’ex Polveriera San Savino ospiterebbe strutture piene di eternit ed è troppo vicina al centro abitato. A Pomezia l’amministrazione locale punta a trasformare in un parco, con annesso canile, l’ex area militare non lontano da Santa Palomba. Verso Tarquinia poi si valuterebbero sezioni del poligono di Monte Romano (ancora in attività) e l’ex “Centro chimico”, che però andrebbe bonificato.

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