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Roma in arancione e non riapre un locale su 2. Nel Lazio falliti 100 negozi al giorno nelle ultime due settimane

Roma in arancione e non riapre un locale su 2. Nel Lazio falliti 100 negozi al giorno nelle ultime due settimane
di Flaminia Savelli
4 Minuti di Lettura
Domenica 28 Marzo 2021, 00:41 - Ultimo aggiornamento: 13:46

Lazio in “arancione” dal prossimo martedì e le attività - negozi e centri commerciali - si preparano a riaprire. Con un conto salatissimo: nelle ultime due settimane di chiusura imposta ai commercianti per la terza ondata della pandemia, nel Lazio delle 200mila attività ne sono fallite 100 al giorno. E chi è rimasto a galla, avrà pochi giorni per lavorare: il prossimo stop infatti è stato già annunciato per i giorni di Pasqua e pasquetta. Mentre si allarga il buco nero della crisi anche per bar e ristoranti. Perché con un primo allentamento delle misure anti Covid, sarà comunque vietata la consumazione al tavolo: «È difficile in questo momento avere una prospettiva a lungo termine. Anche i ristoratori l’hanno capito ecco perché la metà non lavorerà neanche con l’asporto. Gli incassi sono troppo esigui» dice Sergio Paolantoni, presidente di Fipe- Confcommercio Roma.

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Secondo l’associazione di categoria dunque un locale su due “rinuncerà” anche all’asporto: «Comunque pochi giorni dopo dovrebbero comunque sospendere l’attività- spiega il presidente- con le ultime due settimane in zona rossa è arrivato il colpo finale». A lanciare un salvagente al comparto della ristorazione capitolina, che nel primo trimestre del 2021 ha contato una perdita nel volume d’affari da 500 milioni di euro, è stata la sindaca Raggi. La prima cittadina ha inviato (venerdì) una lettera al ministro del Turismo Massimo Garavaglia con la richiesta, fuori dalla zona rossa, di aprire i ristoranti anche a cena e fino alle 22: «Una richiesta - sottolinea Paolantoni- che va nella nostra direzione ma nessuno ci ha ancora risposto per vie ufficiali». Ai mancati incassi per le chiusure anti Covid, si sommano anche gli aiuti che arrivano col contagocce. Proprio sui ristori previsti dal decreto Sostegni- 800 milioni per Roma e Lazio - si è accesa un violenta polemica. 

Con le nuove direttive indicate dal governo Draghi e i nuovi conteggi, il 40 per cento dei bar e dei ristoranti della Capitale non riuscirà ad attivare le misure previste. Il nodo questa volta è nel nuovo meccanismo di calcolo previsto che spalma le perdite nell’ultimo anno. Escludendo di fatto su 12mila imprese, 4mila. Intanto le attività annaspano piegate dalle pandemia e rallentate dalle chiusure a “soffietto” degli ultimi due mesi. 

LE ATTIVITÀ CHIUSE

«Tra le banche, le tasse e l’affitto da pagare ho capito che dovevo chiudere l’attività. Non mi era rimasto nulla» racconta Mina Giannandrea che negli ultimi 45 anni ha gestito un punto vendita di 200 metri quadrati a viale Marconi. Già la crisi economica del 2004 aveva fatto scattare un primo campanello d’allarme. Ma la titolare era riuscita a far quadrare i conti. Poi lo scoppio della pandemia e le prime chiusure a “soffietto”. «A un certo punto ho capito che dovevo arrendermi. Non c’era più alcun margine di guadagno e di continuità- racconta Giannandrea- soprattutto in prospettiva. Per il mio negozio, il vero azzardo era restare aperta. Non riesco neanche a spiegare il senso di solitudine che ho provato. Non c’è stato nessun tipo di aiuto o sostegno dal governo. E nella mia condizione sono anche i miei colleghi che stanno cercando di resistere». Un allarme lanciato da Confesercenti, l’associazione di categoria ha stimato che nelle ultime due settimane hanno chiuso 100 attività al giorno. «La stima è regionale- precisa Valter Giammaria, il presidente- ma aiuta a capire in che condizioni siamo, i negozi continuano a chiudere». Da martedì comunque i negozianti romani sono pronti a riaprire: fino al 3 aprile, quando scatterà il lockdown di Pasqua.

flaminia.savelli@ilmessaggero.it

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