ROMA

Coronavirus Roma, dal Casilino al San Giovanni, le strutture si blindano: vietate le visite dei familiari

Domenica 29 Marzo 2020 di Alessia Marani e Francesco Pacifico

Al Grassi, al San Giovanni, al Policlinico Casalino e a Tor Vergata hanno sospeso le visite dei familiari ai pazienti. In altri nosocomi gli stessi familiari devono, invece, fissare un appuntamento con i medici per avere notizie dei loro cari. Gli ospedali romani, con l’emergenza coronavirus che non tende a scemare, si blindano sempre di più per provare a contenere il contagio.

Le disposizioni fornite dalla Regione, permettendo l’ingresso di un solo visitatore in ogni stanza, puntano a ridurre la presenze nelle corsie per tutti quei soggetti che non siano medici, infermieri e paziente, ma lasciano però alle singole strutture l’organizzazione degli accessi. E, come detto, c’è chi ha applicato l’indicazione nel modo più stringente. In quest’ottica già dal 13 marzo il Grassi di Ostia ha sospeso gli ingressi a parenti e amici dei malati, mentre al San Giovanni, per entrare in contatto con i propri cari, si può al massimo telefonare in reparto, mentre si può lasciare vestiario o altri oggetti in portineria. Perché ai piani non si può salire, e sempre se c’è l’avallo dei sanitari.

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Misure stringenti anche a Tor Vergata. Pronto soccorso e ambulatori per le visite sono aperti soltanto agli accompagnatori di disabili e minori. Nei reparti le visite sono congelate, ma i medici, in casi rarissimi, le autorizzano soltanto se i degenti necessitano della presenza di un parente (per esempio per motivi psicologici). Sempre qui i sanitari hanno deciso che le informazioni ai parenti dei pazienti si danno soltanto in una determinata fascia oraria, ma senza farli entrare in corsia. 

Un po’ ovunque sono off limits ambulatori e pronto soccorsi: entra soltanto chi ha bisogno di cure. L’obiettivo, più in generale, è duplice: evitare assembramenti anche nelle sale d’attesa e, soprattutto, che si possano contagiare medici, infermieri e degenti. Ma anche essere a propria volta contagiati. In quest’ottica, e parlando sempre di pazienti No Covid, al Policlino Umberto I, al San Camillo e al Gemelli è previsto che i visitatori entrino uno per volta (e uno al giorno) nelle stanze dei degenti e siano muniti di guanti e mascherine, rispettando senza deroghe gli orari d’ingresso. Al Sant’Eugenio e al Cto, fa visita ai propri cari soltanto chi ha ottenuto un apposito permesso dalla direzione sanitaria. 

Nelle strutture della Asl 1 (come San Filippo Neri, Santo Spirito o Oftalmico) parenti e amici devono sempre lavarsi le mani o igienizzarle. Se richiesto, devono anche indossare guanti e mascherine. Soltanto i pazienti minorenni, ospitati nelle aree del blocco operatorio e nelle aree interventistiche, possono essere visitati dai familiari. Vietato l’ingresso nelle strutture ambulatoriali e al pronto soccorso agli accompagnatori, tranne quando da assistere sono i minori. All’interno delle aree critiche (terapia intensiva e rianimazione) può accedere una sola persona per degente, chiaramente soltanto negli orari di visita. Idem in sala parto e al nido.
Più articolata la situazione al Sant’Andrea. L’ingresso per la visita ai pazienti No Covid, negli orari prestabiliti, è limitato ai familiari con funzioni di care giver: anche qui uno per paziente e sempre munito di mascherina chirurgica. Chi accompagna un parente e un amico in ambulatorio o al pronto soccorso, deve aspettare fuori dalla struttura. In quest’ottica l’azienda ospedaliera mette a disposizione un app per seguire le condizioni dei pazienti. Gli aggiornamenti clinici per i malati Covid in attesa di tampone vengono forniti solo telefonicamente dai medici e a orari prestabiliti. Al Campus biomedico sono banditi parenti e amici con febbre, raffreddore e congiuntivite. Per il resto, negli orari acconsentiti, può entrare in tutta la giornata un solo “care giver”, che deve essere Tutti altri possono entrare, soltanto uno alla volta, soltanto se dotati di propri Dpi. 

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