Virginia Raggi, il ritorno nell'Aula Giulio Cesare: «Qui troppi dirigenti filo-Pd»

Virginia Raggi, il ritorno nell'Aula Giulio Cesare: «Qui troppi dirigenti filo-Pd»
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 5 Novembre 2021, 08:45 - Ultimo aggiornamento: 16:28

«Rieccoci qui, come con Marino». Ore 14.40, Virginia Raggi si riaccomoda sui banchi di opposizione che furono dei 4 moschettieri stellati, piuttosto bellicosi col sindaco-marziano (di quella compagine è rimasta solo lei, gli altri, De Vito, Frongia e Stefàno hanno cambiato lavoro). Quando sbuca sotto la statua di Giulio Cesare gli occhi, le telecamere, gli obiettivi dei fotografi sono puntati quasi solo su di lei. Certo, ci sarebbe anche il successore, Roberto Gualtieri, ma in quest'Aula, il neo-sindaco, è apparso già diverse volte, si comporta da padrone di casa.

Quindi la curiosità si concentra soprattutto sulla Raggi di ritorno, la prima volta da ex, con un salto nel passato, peraltro: consigliere semplice di opposizione, come 5 anni fa, aspettando la presidenza della Commissione Expo. Per tutte e 4 le ore della discussione, Raggi non si muove mai dal suo scranno, sguardo piantato sul cellulare, qualche chiacchiera con i colleghi grillini, si alza solo, disciplinatamente, per insaccare la scheda nell'urna delle varie votazioni. Ma in questo strano giorno della marmotta dell'ex sindaca, c'è anche qualche siparietto. All'insegna della nostalgia dei tempi che furono.

«Ti ricordi? È un po' come nel 2013...», dice a Lavinia Mennuni e Giovanni Quarzo, anche loro all'opposizione come ai tempi del chirurgo-dem. Non solo convenevoli da rimpatriata. Raggi si lascia andare a un commento sulle difficoltà del suo mandato. «Ci ha detto: qui purtroppo la macchina, i dirigenti, rispondono soprattutto al Pd - racconta Quarzo - e noi gli abbiamo dato ragione; quasi tutti i dirigenti sono stati nominati tra gli anni 90 e i primi 2000, con le giunte della sinistra». Sarà. Raggi comunque in Comune intende restarci: «Roma è la città che amo - annota su Facebook a fine seduta - ci sono tanti progetti da continuare e portare a termine per migliorarla». Come l'Expo.
 

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