Violenza sulle donne, escalation in zona rossa: tre uomini in manette `

Violenza sulle donne, escalation in zona rossa: tre uomini in manette `
di Alessia Marani
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Martedì 23 Marzo 2021, 12:11

Imprigionate in casa, perché hanno perso il lavoro oppure costrette dallo smart working a una maggiore convivenza e condivisione di spazi con il proprio aguzzino. Le donne vittime di violenza domestica tornano a chiedere «aiuto» durante questo periodo di ulteriori restrizioni anti-Covid. L'ultimo episodio in Prati dove gli agenti del commissariato locale sono dovuti intervenire per placare la violenza cieca di un uomo contro la compagna di 53 anni e la figlia di lei, costrette a chiudersi in una stanza per sfuggire alle botte e al lancio di ogni tipo di oggetti: quando i poliziotti, chiamati dalla madre della donna, sono riusciti a entrare nell'appartamento hanno trovato tutto a soqquadro, i mobili danneggiati. L'uomo è stato fermato in attesa della convalida dell'arresto.

Ma ieri, intanto, altre due persone sono finite nei guai: un romeno di 35 anni,C. I. V. a Ostia, fermato dagli agenti del Lido dopo avere cercato di aggredire la compagna che, nel frattempo, si era rifugiata da una vicina in via delle Baleniere, e un romano di 46 anni che aveva picchiato e insultato la convivente davanti ai figli minori. Quest'ultimo arrestato dai carabinieri di Pomezia.

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Da gennaio a oggi, solo la polizia, ha arrestato dodici persone per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. «Già durante lo scorso lockdown - afferma l'avvocato Cristina Cerrato, penalista dell'ufficio legale dell'associazione Differenza Donna - si era registrato un aumento notevole delle richieste di aiuto al numero antiviolenza 1522. Quando la libertà di movimento si comprime, le vittime hanno maggiori difficoltà a recarsi fisicamente a fare denuncia, oppure ad andare anche nei pronto soccorso. Se in questi giorni di zona rossa l'effetto delle limitazioni è meno forte rispetto al passato, è pure vero però che molte donne si ritrovano tra le stesse mura domestiche dove vivono il disagio per più tempo, o perché nel frattempo hanno perso il lavoro, o perché sono loro stesse o i loro compagni in smart working. Anche la gestione dei figli diventa più complicata e sempre più spesso gli episodi di violenza li vedono coinvolti. Senza dubbio si sta innalzando esponenzialmente il rischio per la incolumità psicofisica per le donne e per i loro figli».

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I DATI
Dai dati Istat raccolti sull'operatività del 1522, il numero antiviolenza voluto dal Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio, è già emerso che tra il marzo e l'ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, le segnalazioni erano aumentate addirittura del 73 per cento. Nel Lazio le chiamate erano state 1755 nel 2019 per raggiungere quota 2756 nell'anno successivo. Una escalation di violenza che, secondo Differenza Donna, si sta confermando. «Le convivenze forzate aumentano i rischi - continua Cerrato - e a fronte di un decremento delle denunce effettive, le segnalazioni e le richieste di aiuto e consulenze crescono. Non a caso, la maggior parte dei contatti con il numero che gestiamo dal luglio scorso e che è in funzione h24, sta avvenendo tramite chat collegandosi con il sito o dalla App. In questo modo è più facile eludere il controllo di compagni o mariti violenti». Il 1522 parla undici diverse lingue e fornisce tutti i riferimenti dei centri antiviolenza più vicini. Le vittime più indifese, infatti, sono soprattutto straniere. «Le più esposte sono le donne che non hanno il permesso di soggiorno e che, quindi, temono di finire nei centri per il rimpatrio», aggiunge Cerrato.

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