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Roma, vigili urbani nel caos: la riforma non passa. Bufera sul comandante

Bocciato il piano di Angeloni: critiche per l’aumento dei posti agli ufficiali e l’eliminazione del pronto intervento in Centro

Roma, vigili urbani nel caos: la riforma non passa. Bufera sul comandante
di Fernando M. Magliaro
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 20 Luglio 2022, 22:33 - Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 09:06

Una riforma che non piace a nessuno: non piace al corpo, non piace ai sindacati e, da quanto risulta, non piace neanche al Campidoglio. Se il comandante generale dei vigili urbani pensava di mettere mano all’organizzazione interna del Corpo e riformarla, pare che dovrà aspettare. Un bel po’. 

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LA PROPOSTA

Per ora, la bozza di progetto presentata in questi giorni da Ugo Angeloni, comandante dei vigili, è stata bocciata senza troppa diplomazia: poltrone moltiplicate, specie per gli ufficiali; confusione e sovrapposizione di uffici; una autonomia ai gruppi territoriali che rischia di trasformarsi in anarchia. Nella riforma proposta, la prima cosa che salta agli occhi è la sparizione definitiva del gruppo Pronto intervento centro storico, i Pics, quello che nel periodo Veltroni-Alemanno-Marino era diventato un po’ il fiore all’occhiello del corpo. Lo smantellamento del Pics è arrivato con la Raggi e ora si avvia a completamento: a fine anno scorso erano rimasti solo 35 agenti in servizio al Gruppo, ora scesi a 11. Nella riforma, il Pics scompare definitivamente. 

LE CRITICITÀ

Seconda cosa: scompaiono le competenze del gruppo Sicurezza pubblica ed emergenziale, quello che si occupava dei campi rom, regolari, tollerati e abusivi, e delle emergenze sociali.
Il gruppo rimane ma i compiti di istituto sono annacquati in un generico «reparto attività esterne». Stessa identica vaga denominazione che viene data a reparti sparpagliati a casaccio un po’ ovunque: alle dipendenze dei gruppi municipali, a quelle del gruppo Intervento traffico e a quello Sicurezza sociale urbana. 

Ancora: aumentano le poltrone degli ufficiali senza che sia stato chiarito come saranno scelti, cosa che, stando ai sindacati, lascia pensare che sia il solito avanzamento di carriera per anzianità. A parte i vicecomandanti del Corpo, nella riforma Angeloni sarebbero previsti 12 coordinatori di sezione, ovvero ufficiali con almeno il grado di maggiore. 

I TURNI

Trentuno le sezioni, che sono comandante da un capitano. Numeri da moltiplicare per tre, considerando la suddivisione della giornata in tre turni da 7 ore e 12 minuti. Dalla riforma Angeloni si salvano l’Ufficio studi - quello che si occupa di analizzare le varie normative che vengono emanate e predisporre le indicazioni agli agenti - il Gruppo Pronto intervento traffico e la Scuola del corpo. Ulteriori elementi di confusione emergono, ad esempio, nella gestione del personale. Alle dirette dipendenze del comandante c’è una unità Risorse umane al cui interno trovano spazio le relazioni sindacali, la medicina preventiva, l’armamento ma anche la gestione del salario accessorio, le missioni, l’ordinamento del personale, la contrattazione e la disciplinare. Però, a latere, sempre alle dipendenze del comandante, c’è l’organizzazione e controllo di gestione, con l’economato; poi un’altra Unità per i servizi amministrativi e gli affari generali dove si trova il reparto equipaggiamento, la gestione dei materiali, i contenziosi, i supporti al personale. 

Fronte sindacale, due sono le riserve su questo progetto: la prima, politica, che investe il Campidoglio che deve indicare chiaramente le priorità che gli agenti devono seguire. La seconda, l’organico: riformare i gruppi, drammaticamente sotto organico, senza assumere nuovi agenti è inutile. 
 

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