Valle dell'Aniene, guerra feroce tra i cercatori di tartufi: due cani avvelenati e uccisi

Martedì 3 Dicembre 2019 di di Antonio Scattoni
I boschi dei Monti Simbruini
Nella Valle dell’Aniene esplode la guerra dei tartufi: due cani pregiati da ricerca sono stati avvelenati e uccisi, un altro è rimasto gravemente ferito. La morte dei due animali è avvenuta nella giornata di domenica scorsa, nel territorio del Comune di Camerata Nuova, in pieno Parco Regionale dei Monti Simbruini. Molto probabilmente i due cani di razza, due Lagotto Romagnolo, tra i migliori utilizzati per la ricerca del tartufo, sono morti a causa di un boccone avvelenato trovato mentre cercavano i tartufi. Il veleno utilizzato, secondo una prima ipotesi, sarebbe la stricnina. I cercatori in questo modo si comabattono l’uomo con l’altro, uccidendo a vicenda gli animali.

Secondo il presidente regionale onorario dell’associazione “Asso Tartufai”, dietro questi avvelenamenti e alla guerra del tartufo, c’è un business che fa gola a molti. Il tubero della Valle dell’Aniene, dal bianco tipo d’Alba, al nero pregiato e all’uncinato, è molto ricercato e nei periodi di raccolta sono tanti gli appassionati che affollano i boschi e le radure del territorio e anche zone limitrofe, come Agosta e Mandela e gran parte della Valle dell’Aniene. Sull’uccisione dei due cani, naturalmente, sono partite le indagini dei carabinieri forestali, intervenuti sul posto.
I due “ Lagotto Romagnolo” hanno trovato la morte nella radura di Campo Secco e, precisamente, ha spiegato il sindaco di Camerata Nuova, Settimio Liberati, nella zona di Pozzo del Gelo. I proprietari dei cani sono due cittadini di Terni, che come tante altre domeniche avevano lasciato l’Umbria per andare a cercare i tartufi. Questa volta avevano scelto il Comune montano di Camerata Nuova. La giornata di domenica poteva far segnare una strage ancora maggiore se uno dei due cercatori di Terni non avesse dato l’allarme e avvertito gli altri che affollavano il territorio.

«Un nostro socio – dice Renato Tomasetti, presidente dell’Asso Tartufai - è stato fermato dal proprietario dei due cani che di fatto gli ha impedito di far uscire i suoi animali in cerca dei tartufi. Nel furgone aveva gli animali morti mentre un terzo dava ancora segnali di vita. Insieme sono andati nel bosco ad avvertire l’altro ternano e gli altri cercatori di tartufo. In questo modo si è evitata una strage di cani».

Dopo l’avvelenamento è scattato l’allarme a Camerata. «Sono venuti in Comune – dice il sindaco Settimio Liberati - e abbiamo chiamato i carabinieri forestali. Sul posto è arrivato anche il veterinario della Asl per gli adempimenti del caso. Potrebbero essere bocconi alla stricnina». Dura la condanna del primo cittadino: «Un fatto gravissimo – dice – prenderemo provvedimenti». Perché questi avvelenamenti? «Non è il primo caso – ricorda Tomasetti, dell’Asso Tartufai – ci sono stati anche ad Agosta e Mandela. Dietro c’è il business del tartufo, quello bianco della Valle dell’Aniene può arrivare anche a 1.300 euro al chilo, oggi siamo sui 700, quello nero pregiato a 500 e l’uncinato a centocinquanta. Con la crisi che c’è, il tartufo fa gola a molti e si spiega così la ferocia inaudita di certi gesti. Ma di mezzo non ci vanno solo i poveri cani, spesso anche le autovetture del cercatore di tartufo vengono prese di mira con atti di vandalismo». A Camerata non è il primo cane avvelenato, due anni fa ne avvelenarono un altro.
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