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Vaccino Covid a Roma, pediatri in campo. «Ma richiami a rischio»

Vaccino Covid nel Lazio, pediatri in campo. «Ma richiami a rischio»
di Lorenzo De Cicco e Camilla Mozzetti
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Marzo 2021, 00:30 - Ultimo aggiornamento: 01:27

I richiami dei vaccini anti-Covid nel Lazio potrebbero saltare. Colpa delle forniture che iniziano a scarseggiare e della coltre d’incertezza sulle prossime scorte. Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità della giunta Zingaretti, è preoccupato. La macchina delle vaccinazioni, che a Roma e nelle province corre al ritmo di 20 mila somministrazioni al dì, rischia d’ingolfarsi di colpo, a corto di benzina. Cioè di fiale con l’antidoto al coronavirus. Le seconde dosi già prenotate tra qualche settimana potrebbero slittare. È lo stesso D’Amato, il regista del “modello Lazio”, a raccontarlo. «I richiami sono a rischio? Questo pericolo esiste», risponde al Messaggero l’assessore alla Sanità, dicendosi «preoccupato per la regolarità delle forniture dei vaccini». 

I CONTAGI

Mentre i contagi continuano a crescere (ieri 1.431 positivi), il Lazio è la seconda regione italiana per dosi somministrate (577.756) subito dopo la Lombardia, ma a differenza del Pirellone, la Pisana è riuscita ad inoculare oltre l’83% delle forniture arrivate nei magazzini delle Asl (in Lombardia è quasi il 10% in meno). Sono stati attivati 89 hub vaccinali, si cerca di allestirne altri ancora in palestre, mega store e caserme. Ma il nodo scorsoio da sciogliere è sempre quello delle boccette col siero anti-virus. D’Amato ieri ha parlato col generale Francesco Paolo Figliuolo, il nuovo commissario all’emergenza. «La collaborazione è massima, verrà fatto tutto il necessario per evitare di smettere di procedere a questi ritmi».

Anzi, se nelle prossime settimane non ci saranno cali nelle forniture, il Lazio potrebbe imprimere un’accelerata ulteriore alla campagna di immunizzazione. Tocca però rimpolpare le fila dei vaccinatori: la Regione ha iniziato a raccogliere l’adesione di almeno un migliaio di professionisti in più entro fine marzo. Dopo i medici di famiglia, scendono in campo i pediatri. Un primo accordo è stato sottoscritto con l’Asl Roma 2, ora si passerà ad altri distretti sanitari.

L’ACCORDO

«Nell’Asl Roma 2 - spiega Teresa Rongai, segretaria regionale della Fimp, la Federazione italiana dei medici pediatri - esisteva già una collaborazione che vedeva coinvolti i pediatri nelle vaccinazioni obbligatorie dei cittadini con più di 16 anni. Anche noi che curiamo i bambini possiamo dare una mano nella battaglia contro il Covid-19». L’adesione sarà volontaria. Sui 670 pediatri del Lazio, si spera nel sì di almeno il 60% dei dottori, i quali saranno impegnati nei centri vaccinali. Oltre ai pediatri, potrebbero essere sfruttati gli specializzandi in Medicina del primo anno, considerato che i colleghi più grandi sono stati impegnati fin da subito nell’emergenza. Il Nursind Lazio, il sindacato degli infermieri, conta 2 mila addetti fermi in graduatoria che potrebbero entrare in servizio, mentre è in fase di discussione un accordo con le guardie mediche per alcuni turni extra. Capitolo prenotazioni: da oggi possono riservare un appuntamento gli over 70, in particolare i nati nel 1944 e 1945. Per gli over 80 che devono vaccinarsi alla Asl, è attivo il servizio “una corsa gratis” grazie a un accordo tra Ania e il 3570. 

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