CORONAVIRUS

Influenza, ecco perché bisogna vaccinarsi: il messaggio di virologi e infettivologi

Martedì 29 Settembre 2020 di Camilla Mozzetti

Il messaggio è chiaro e a lanciarlo sono i virologi e gli infettivologi: «In vista dell'inverno è necessario garantire le vaccinazioni antinfluenzali» ma non soltanto a chi rientra nelle cosiddette fasce protette od obbligatorie perché nelle prossime settimane si dovrà continuare a fare i conti anche con la pandemia da Covid-19 che ha fatto rialzare notevolmente l'indice dei contagi. 

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«Il vaccino antinfluenzale - spiega Maurizio Sanguinetti direttore del dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche della Fondazione policlinico Gemelli - andrebbe sempre fatto a tutti e per una serie di motivi già validi in tempi di non pandemia.Generalmente l'influenza può, infatti, comportare complicanze di tipo batterico a prescindere dall'emergenza del coronavirus e in questo contesto, poiché entrambi i virus manifestano una sintomatologia similare, dobbiamo ridurre quanto più possibile le infezioni respiratorie per poter affrontare la situazione». Anche perché a fronte di una scarsa disponibilità del vaccino e di persone che non lo faranno il rischio è quello di arrivare a «Un ingorgo dei pronto soccorso - aggiunge Roberto Cauda ordinario di Malattie infettive all'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione policlinico Gemelli - dovuto al fatto che i sintomi di influenza e Covid sono indistinguibili in assenza di tamponi».

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«Finora, nei Paesi dell'emisfero australe l'influenza stagionale è stata più contenuta rispetto a quella di un anno fa, anche grazie all'uso dei dispositivi di protezione individuale ma ciò  non toglie - prosegue Cauda - l'importanza di sottoporsi al vaccino che ho sempre consigliato in epoca non sospetta e quest'anno ancora di più. Il grande punto interrogativo è la disponibilità delle dosi anche nelle farmacie». La situazione non è incoraggiante: proprio le farmacie riceveranno un numero di vaccini notevolmente inferiore rispetto a un anno fa. Tra le ragioni che spingono gli esperti a dire che il vaccino non solo deve essere fatto, ma deve essere somministrato a tutti, anche l'incertezza su quello che potrebbe accadere: non si conoscono ancora con puntualità scientifica gli esiti che una sovrapposizione di virus diversi, come appunto quello dell'influenza e del Covid-19, potrebbero recare all'organismo umano.

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Già oggi il solo coronavirus pur manifestando un determinato numero di sintomi che può essere variabile (febbre, perdita di gusto e olfatto, diarrea, difficoltà respiratoria, astenia) si sviluppa in modo ancora incerto: ci sono uomini ad esempio con un'età avanzata e con alcune patologie croniche che sono positivi e asintomatici e dunque non manifestano la malattia e quarantenni apparentemente sani che sono invece ricoverati e in alcuni casi anche nelle terapie intensive. Perché? «Le risposte iniziano ad arrivare - spiega Sanguinetti - In base a un recente studio pubblicato su "Science" nel 15% dei casi gravi esiste una variante genetica dell'organismo che può spiegare queste enormi e apparentemente inconciliabili differenze». Non siamo tutti uguali eppure tutti noi possiamo avere delle condizioni immunologiche silenti che vengono evidenziate con determinate malattie. «Nella ricerca si cita il risultato dell'analisi condotta su mille pazienti con una polmonite potenzialmente mortale - conclude Sanguinetti - e in 100 casi si è scoperta la presenza di autoanticorpi contro alcuni interferoni, ovvero sostanze che combattono le infezioni virali». 

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Tornando al vaccino antinfluenzale, una più ampia copertura metterebbe al riparo i laboratori di analisi dal quasi certo ricorso (ingente) ai tamponi. Da un punto di vista tecnico l'offerta  per la diagnostica cosiddetta "veloce" sta aumentando con i tamponi rapidi (quelli usati la scorsa estate all'aeroporto di Fiumicino, ad esempio, per i residenti che rientravano da Paesi e altre Regioni con elevati contagi). Ma sono validi? «Sono senz'altro utili per lo screening - conclude Cauda - ma è chiaro che il tampone antigenico non sostituisce il molecolare». Massimo Andreoni, numero uno della Società italiana di Malattie infettive e primario al policlinico di Tor Vergata: «La mancata vaccinazione può portare a una grande pressione sugli ospedali e a un caos su tutti i centri che fanno i tamponi con il rischio di non riuscire a stare dietro a tutte le richieste, quindi riusciremo a fare un numero di tamponi che non sarà sufficiente ai quesiti clinici perché tantissime persone arriveranno con sintomi respiratori che richiedono un'analisi differenziale per poter escludere il Covid-19. Il test rapido può essere un approccio di screening iniziale ma per la certezza servirà ricorrere al tampone molecolare. Questi test hanno una sensibilità ridotta e ancora non completamente definitiva. Su cento casi positivi il 30% non viene riconosciuto». 

Ultimo aggiornamento: 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA