Roma, dieci anni senza Remigio: a piazza Barberini un libro e una cerimonia per ricordare l'ultimo Pasquino

Remigio Leonardis
di Raffaella Troili
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Martedì 6 Ottobre 2020, 18:28 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 18:15

Remigio dove stai svolazzando? Chi starai rincorrendo... Avrai catechizzato anche gli angeli, con la Drestetica, categoria filosofica tutta tua (Danza Remigio Estetica). Altro che matto di piazza Barberini. Ci vorrebbe ora, proprio ora, uno come te, per strappare sorrisi in cambio di niente.
Il 17 ottobre ricorre il decennale della morte di Remigio Leonardis, chi non ricorda il maestro d'orchestra scombinato e burlone di piazza Barberini? E Stampa Alternativa, per la collana Mille lire per sempre gli ha dedicato un libricino tratto dal documentario di 20 minuti di Claudio G. Pisani dal titolo "Remigio, il ballerino di piazza Barberini", prefazione di Italo ArcurI, tradotto anche in inglese da Jessica Pintaldi, ha il costo di 1 euro
L'omaggio avverrà in piazza con pochi intimi e con una diretta Facebook per evitare assembramenti. Appuntamento il 17 ottobre alle 12, presenti la presidente del I Municipio Sabina Alfonsi, l'autore Pisani e l'attore Claudio Germanò che interpreterà Remigio.


Per quasi 30 anni, testimone di una generazione che andava e veniva, di corsa e rincorsa dal giullare con le antenne in testa, le bacchette e le bretelle, che notava la sciarpa, il rossetto, prendeva in giro giacche e cravatte, avvicinava il viso al tuo e "sparava" innocue grida di complimenti. Non sempre. Si rimediò una denuncia per vilipendio al capo dello Stato perché diede fastidio anche al presidente della Repubblica Francesco Cossiga e alla sua scorta, intercettati nel traffico della "sua" piazza.

«Il video da cui è tratto il libricino – ricorda Pisani – è rimasto nel cassetto per anni, in attesa del momento più propizio. Il decennale dalla scomparsa di Remigio è il momento giusto per ricordarlo e tramandarlo ai posteri. Ho un solo rammarico: non aver mostrato il video a Remigio, quando era in vita”. Scrive Italo Arcuri nel libro: «Rideva di noi, Remigio, in quei momenti di insania in cui mentre lui esibiva la sua “drestetica” (che altro non è che il suo tipo di approccio “artistico” con il pubblico) c’era solo la nostra vita. L’ho compreso tardi, solo dopo aver notato la sua sempre più costante e prolungata assenza da quella piazza e aver saputo, nel 2010, della sua morte. Una piazza, Piazza Barberini, che di commedie ne ha viste così tante da far invidia persino alle messe in scena del Remigio stesso. Una piazza che, e non sarebbe cosa di cattivo gusto, dovrebbe trovare il modo più appropriato per ricordarlo ai posteri di questa città. Non per ciò che Remigio è stato. In fondo, ognuno è coreografo a suo modo. Ma solo e semplicemente per ciò che, banalmente o forse no, ha saputo capire prima di altri e cioè che la piazza è un teatro senza pareti, dove tutti, ma proprio tutti, recitano una parte di questa rappresentazione scenica chiamata “vita”. Bella o brutta che sia. In memoria di tutti i Remigio d’Italia che so’ ‘mpazziti di leggerezza».
Quanto a noi, del Messaggero, lo seguivamo passo passo o viceversa. Tanto che "toppammo" una notizia. Non si vedeva da un po' e si era sparsa la voce che fosse morto, tra gli habitué della piazza. Così il giorno dopo si presentò in portineria, giornale in mano, gridando «Sono vivo». Finì con una risata, sapeva ridere Remigio.
Tornò al suo posto, un appuntamento per chi ogni giorno andava al lavoro, sui mezzi, a piedi, in macchina.


Definito un “monumento umano”, “l’ultimo Pasquino” o comunemente definito il “matto di piazza Barberini”, Remigio è passato alla cronaca della storia capitolina per gli show da lui allestiti accanto alla fontana del Bernini. Era finito anche in alcune guide turistiche denominato appunto il monumento che balla. Incuriosì Alberto Sordi, che parlò con l'allora sindaco Francesco Rutelli di voler fare un film ispirandosi a lui e di rimando il primo cittadino gli propose: «Perché non te lo porti a casa? Lo sai quanti incidenti accadono per colpa sua? La gente si distrae a guardarlo mentre balla e così abbiamo decine di tamponamenti». Non amava molto i politici, danzando, strillando e spernacchiando gliele mandava a dire. E sì, beveva acqua dalla fontana e la sputava ai passanti (in particolare dentro le auto blu), ma aveva anche una parola e uno sguardo attento per tutti, approvava «l'innata eleganza», lo smalto ben abbinato al rossetto, la sciarpa in tinta con l'abito. «Oh mio delirrio» o «maledetta» gridava alle donne, «ah frocii» agli uomini. Ma non gli si farebbe onore se tralasciassimo le sue coreografie «mistiche, ecumeniche, nazionalcattoliche», i suoi acuti intonati guardandoti negli occhi... Una sera salì pure su un palco vero, all'Argentina, con Franca Valeri e Lina Werthmuller, per la commemorazione di Zavattini. Andò a ruota libera, andò alla grande.
Ricoverato in una cIinica a Tivoli moì per via di un ictus. Sulla sua figura, fiorirono leggende metropolitane. Ex direttore di banca andato fuori di testa dopo una rapina; ex ingegnere che ha “sfarfallato”. Era nato il 31 ottobre del '43, famiglia ricca, studi da avvocato, colto, eccentrico, benestante. E una paresi nel passato, dalla quale ne sarebbe uscito danzando fin quando ha potuto catturando l'attenzione con le sue coreografie, inchini, palloncini, offese, scherzi,show di protesta e cartelli, di turisti, passanti, tassisti, studenti, automobilisti. A pranzo saliva sui bus 94 e 175, andava a mangiare nel suo attico pieno di tricolori e radio in via Bricchetti e poi tornava, nel suo palcoscenico nel cuore di Roma.
 

«In memoria di tutti i Remigio d’Italia che so’ ‘mpazziti di leggerezza, buona lettura (per chi vorrà leggerlo), buona memoria ed evviva Remigio!», scrive Arcuri. 
 

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