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Ucraina, buttafuori di Roma in viaggio verso i confini della guerra: «Lo facciamo per dimostrare che anche noi sappiamo occuparci del sociale»

Ucraina, buttafuori di Roma in viaggio verso i confini della guerra: «Lo facciamo per dimostrare che anche noi sappiamo occuparci del sociale»
4 Minuti di Lettura
Lunedì 7 Marzo 2022, 16:29

In missione per portare aiuti umanitari al confine con l'Ucraina e trarre in salvo quante più vite possibile dall'avanzata russa: è stato questo il motivo per cui il direttivo della "Hydra Servizi Fiduciari", società con esperienza ultraventennale nel campo della sicurezza, nella serata di Mercoledì 2 Febbraio è partito per raggiungere i confini ucraini.

Il team, composto dal direttivo della società, è partito da Roma con destinazione i confini ungheresi del paese, con lo scopo di avvicinarsi al territorio Ucraino e poter portare quanto più aiuto possibile in quelle terre devastate dall'invasione Russa, oltre a cercare di riportare con loro quanti più profughi di guerra possibili nelle tre Jeep con cui lo staff della Hydra ha intrapreso il viaggio.

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Il convoglio, arrivato a Budapest nella giornata del 3 febbraio, dopo aver percorso quasi 2000 km, ora si trova al confine con l'Ucraina, pronto a portare indietro le persone in fuga dalla guerra: «Abbiamo intrapreso questo lungo viaggio per andare ad aiutare queste persone, e questo è anche un messaggio che volevamo dare all'opinione pubblica riguardo l'immagine delle agenzie di sicurezza e dei buttafuori in generale, ribadendo quanto noi addetti alla sicurezza siamo umani e in quanto tali, abbiamo deciso di dare un immagine del buttafuori diversa da quella dipinta dai mass media, ovvero la dignità dell'essere Umano, caritatevole verso il prossimo e pronto ad impegnarsi nel sociale».


«Ecco, siamo partiti (e tornati!) con i buoni propositi che vi avevamo voluto presentare, senza schierarci e senza voler dare esempi e senza retorica, ma a favore di bambini e povera gente che sta pagando amaramente un prezzo esorbitante per la sola colpa d'esser nati legati ad una semplice appartenenza nazionale e come tali individuati come criminali. Abbiamo portato un microscopico soccorso, e in parte - vogliamo credere - buona speranza nell’esistenza di “uomini di buona volontà. Certo lo abbiamo saputo fare come semplici “operatori di sicurezza“, e ora torneremo a svolgere i compiti che svolgiamo quotidianamente nella normalità e nell’anonimato, che è la nostra condizione stabile di lavoro.
Siamo sempre noi: sempre quelli che generalmente vengono chiamati volgarmente “buttafuori“, più spregevolmente “gorilla“, o “energumeni” o peggio ancora “picchiatori professionisti“, ma normalmente ci vuole vedere così, e ci chiama così, solo chi sa che – grazie alla nostra presenza – non può gettare scompiglio o far valere le sue prepotenza.

Noi siamo “anche” dei vigilanti, perché lavoriamo nei locali, spesso con turni massacranti, la sera, la notte, aiutando come e dove possiamo le forze dell’ordine a far mantenere il minimo livello necessario di civiltà di comportamento anche durante i momenti di svago di chi frequenta i luoghi del divertimento, del meritato riposo, della chiassosa e disordinata “movida”.

In questa situazione particolare di guerra, ci siamo sentiti di quotarsi ciascuno di una parte di impegno di tempo, di economia, di rischio e di operato, per intervenire con il proprio supporto extraterritoriale tra stati membri dell’unione europea, abbiamo deciso di impegnarci in questa esperienza intrapresa forse istintivamente ma velocemente ed efficacemente per portare un aiuto concreto in tempi rapidi ancora dove c’è un evidente sbilanciamento di forze tra chi opprime e chi subisce».

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