CORONAVIRUS

Turismo, aiuti agli hotel in crisi «Incassi dalla tassa di soggiorno»

Sabato 29 Febbraio 2020 di Alessandra Camilletti
Ogni anno i visitatori pagano 130 milioni ma la somma finisce nelle casse comunali
Non solo la sospensione della Tari. Per far fronte all’emergenza coronavirus, in questo caso soprattutto economica e legata al turismo, il Campidoglio sta lavorando al riconoscimento di un aggio sulla tassa di soggiorno agli albergatori e ai proprietari delle strutture ricettive della Capitale. Se per la tassa rifiuti è annunciato uno stop temporaneo di uno o due mesi per aiutare gli alberghi in difficoltà ma anche i ristoranti, i bar e le altre attività produttive, per l’imposta si tratta di riconoscere agli operatori un rimborso per il ruolo di riscossione che svolgono per conto del Comune. Che ad oggi non c’è. Ogni turista paga per soggiornare a Roma una cifra fissa che varia dai 2 euro per i campeggi e le altre strutture all’aria aperta ai 7 euro per gli hotel a 5 stelle, che si riduco a 6 euro per i 4 stelle o, ad esempio, a 3 euro e mezzo per gli affittacamere. A conti fatti, ogni anno i turisti della Capitale versano alle strutture ricettive tra i 120 e i 130 milioni di euro che gli operatori girano poi al Campidoglio, senza compenso e spesso sostenendo una commissione legata al pagamento con carta di credito. Ora le cose potrebbero cambiare. Agli operatori verrebbe riconosciuta una percentuale su quanto incassato per conto dell’amministrazione, tenendo presente l’aggio attivo in altri settori, oggi in Italia, varia dal 3 al 10 per cento.

IL TAVOLO TECNICO L’amministrazione comunale dovrebbe annunciare i termini dell’operazione nell’incontro previsto per martedì tra le associazioni di categoria e l’assessore al Commercio Carlo Cafarotti. Era una delle richieste arrivate proprio dagli operatori nei giorni scorsi, un intervento sull’imposta, rivolta ai sindaci del Lazio e in particolare alla prima cittadina di Roma, Virginia Raggi. Assoviaggi e Fiavet Lazio, in accordo con Assohotel, avevano ipotizzato lo storno di una parte dell’incasso della tassa di soggiorno, come di quella dell’accesso dei pullman turistici, a sostegno delle imprese della filiera turistica. Ieri Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma, sottolineava come «l’ipotesi di una riduzione della tassa di soggiorno non aiuterebbe molto, visto che è un contributo che pagano i turisti», rimarcando come «potrebbe essere più utile averne una parte o metterla in un fondo per poterla utilizzare in situazioni di crisi: insieme allo slittamento della Tari e di altre tasse comunali, come quella sulle insegne, sull’occupazione di suolo pubblico, potrebbero essere un concreto segnali d’aiuto da parte del Comune». Federalberghi ha stimato un danno economico di 500 milioni di euro nell’arco di sette-otto mesi per il settore alberghiero, causa effetto coronavirus. A tentare una media, sono oltre 2 milioni di euro al giorno. Cui si aggiunge l’indotto. Il presidente di Confesercenti, Valter Giammaria, ha già parlato di «decine e decine di milioni di euro al giorno in meno nell’economia della Capitale».

E aggiunge: «La situazione è molto grave. Speriamo si torni ad un ritmo normale». Gli hotel stanno registrando picchi di cancellazioni delle prenotazioni anche del 90 per cento. E meno turisti significano minori introiti per bar e ristoranti, per le vie dello shopping, ma anche per i luoghi della cultura. Di ieri l’incontro con il ministro Franceschini e con il sottosegretario Lorenza Bonaccorsi. «Si è parlato di estensione della cassa integrazione in deroga, slittamento degli oneri previdenziali e dei mutui - spiega Roscioli - Si tratta di misure economiche e sappiamo che non è semplice. Aspettiamo di vedere l’esito del Consiglio dei ministri». Martedì invece si riunirà in Campidoglio il tavolo di crisi con le associazioni del turismo proprio per valutare le azioni da mettere in campo: «Porteremo i numeri per far capire la gravità della situazione». Un’agevolazione sulle tasse, ma non solo. La richiesta degli albergatori è di una «comunicazione più positiva» e di un «piano di promozione turistica dell’Italia all’estero per essere pronti, e arrivare prima degli altri, quando torneremo in una situazione di normalità».
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