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Roma, si fingevano top manager per truffare banche e Inps: 5 arresti

Roma, si fingevano top manager per truffare banche e Inps: 5 arresti
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Martedì 15 Ottobre 2019, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 16:22

I carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari nei confronti di 5 persone (una in carcere e 4 sottoposte agli arresti domiciliari), ritenute responsabili di falso, truffa, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. Uno dei destinatari dell'ordinanza è morto prima di poter finire agli arresti domiciliari: l'uomo, di 67 anni e impiegato dell'Inps, è venuto a mancare a causa di una grave malattia.

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Le indagini. Gli indagati riuscivano a ottenere prestiti, finanziamenti, cessioni del quinto ovvero modifica delle coordinate per l'accredito della pensione appropriandosi della documentazione Inps appartenente a pensionati, grazie alla complicità del dipendente Inps e reperendo dati effettivi dai documenti di identità tramite un dipendente del Comune di Roma. L'indagine, avviata a gennaio 2018, scaturisce dalle denunce presentate da 2 ex manager e ha permesso di individuare una collaudata organizzazione criminale operativa sul territorio nazionale. Le vittime sono tutti ex manager di importanti aziende e enti pubblici italiani, per conto dei quali gli indagati hanno richiesto finanziamenti, mutui, cessioni del quinto e cambio ufficio pagatore per centinaia di migliaia di euro.




Sono stati già eseguiti 3 arresti in flagranza di reato e 5 persone sono state denunciate a piede libero per i reati di truffa e falso. Grazie anche alla collaborazione dell'Inps, sono stati recuperati e restituiti 24.000 euro (derivanti dalle pensioni delle vittime e che erano stati dirottati su un conto corrente tedesco) e un'auto del valore di 15.000 euro, acquistata mediante un finanziamento con documenti risultati falsi. I militari sono riusciti anche a impedire l'acquisto di merce attraverso un finanziamento (un televisore, una playstation e uno smartphone) in un esercizio commerciale di Roma, per un valore di 3.000 euro.



Tra le vittime Gamberale e Ciucci. Avevano preso di mira nomi noti di ex top manager e sindacalisti, il gruppo criminale arrestato oggi su richiesta della Procura di Roma dai carabinieri nell'ambito dell'operazione ribattezzata «Robin Hood». I truffatori avevano puntato, tra gli altri, l'ex presidente e ad di Anas, Pietro Ciucci, l'ex numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, l'ex manager con un passato in Telecom e Autostrade, Vito Gamberale e l'ex amministratore delegato del Gruppo Poste Italiane e attuale vicepresidente Sia, Massimo SarmiIl gruppo criminale, che poteva contare sulla complicità di un dipendente dell'Inps (ora deceduto), è riuscito a carpire i dati sensibili delle vittime e, in almeno un caso, ad appropriasi anche della «pensione d'oro» di uno di essi.

L'indagine è, infatti, scattata dopo la denuncia di Gamberale che nel febbraio del 2018 non si è trovato accreditato la pensione mensile di 24 mila euro che era, invece, stata dirottata su un conto estero dagli arrestati. A capo del gruppo c'era Luigi Pisano, già in passato coinvolto in vicende di truffa. Gli indagati, secondo quanto accertato dal pm Antonio Clemente, riuscivano ad ottenere prestiti, cessioni del quinto, finanziamenti attraverso l'appropriazione fraudolenta della documentazione Inps. Del gruppo fa parte anche un dipendente del Comune di Roma in servizio presso l'ottavo Municipio.

Le intercettazioni. «Quanto pija..», «pochissimo Bonanni non vale manco la pena…4mila euro prende…».
«Basta che guardi internet - afferma in una intercettazione Luigi Pisano, ritenuto dagli inquirenti il capo della banda - pensionati più ricchi d'Italia, e ti escono fuori…». L'ex leader della Cisl Raffaele Bonanni era finito nel mirino della banda di truffatori arrestati oggi a Roma dai carabinieri. Due di loro, facendo ricerche nella banca dati dell'Inps, dopo aver scoperto che Bonanni non prendeva una pensione molto 'appetibilè, decidono di organizzare comunque una truffa chiedendo un prestito a suo nome allegando una carta d'identità falsa con la foto dell'ex segretario generale Cisl presa da Internet. È lo stesso Bonanni a presentare una denuncia quando si accorge che era stata accettata la richiesta di un prestito per oltre 55mila euro da lui mai effettuata.

 

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