ROMA

Roma, traffico di soldi e diamanti in aeroporto: arrestati per corruzione due poliziotti gemelli

Sabato 20 Giugno 2020 di Camilla Mozzetti
L'intervento della polizia

Per anni hanno chiuso un occhio sui controlli alla frontiera aerea permettendo così a tre cittadini stranieri - un messicano, un siriano e un albanese - di entrare in Italia dall'aeroporto Leonardo Da Vinci portando al seguito «ingenti somme di denaro in contanti» ma anche «preziosi di dubbia provenienza» e «presumibilmente anche carichi di droga» come nel caso di Alban Ndoj arrestato per traffico internazionale di stupefacenti nel 2017. In cambio due fratelli gemelli, agenti di polizia in servizio all'aeroporto internazionale di Roma, ricevevano somme di denaro «Oscillanti tra i 500 e i mille euro, oltre ad aver fruito di pasti gratis presso i ristoranti gestiti» a Roma dal siriano: "Le mille e una notte" di via Toscana e "Il pescatore" sulla Nomentana.
Ieri gli agenti della Squadra Mobile in collaborazione con la polizia di frontiera hanno arrestato con l'accusa di corruzione i due poliziotti - Alessandro e Federico Rizzuto - insieme al siriano Kamil Georgeos sottoponendoli ai domiciliari mentre al messicano Eskaf Quproci è stato imposto il divieto di dimora e di accesso nel Comune di Roma. Nelle intercettazioni, trascritte nell'ordinanza firmata dal gip Roberto Saulino, si evince il modus operandi adottato. I fratelli poliziotti fungevano da scorta del siriano permettendogli di superare con facilità i controlli.
Il 22 luglio 2018 Georgeos diretto a Beirut parla con Alessandro Rizzuto che gli dice: «Allora Federico (il fratello ndr) ti viene ad accompagnare, alle dieci si fa trovà davanti all'aeroporto, così ti aiuta a fare il check in e te mette dentro, va bene?». Non solo «un aiuto amicale» scrive il gip, il poliziotto «avrebbe implicato l'utilizzo di un illecito sistema di elusione-alterazione-condizionamento dei controlli». L'altro poliziotto aveva infine permesso tecnicamente al siriano di non sottoporsi alle verifiche del passaporto mentre nella valigetta Georgeos come lo stesso denunciava all'Agenzia delle Dogane c'erano 150 mila euro. Il siriano sempre dal Libano dal 2013 al 2018 con la complicità dei due agenti era riuscito a introdurre in Italia più un milione di euro.

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Sempre dalle intercettazioni emerge il legame tra il siriano e il messicano, ovvero Slayman Eskaf Quproci, mentre ad avvalorare «la natura illecita della condotta» tenuta dai due fratelli Rizzuto - scrive ancora il gip nell'ordinanza - una conversazione registrata il 18 gennaio 2018 tra Alessandro Rizzuto e la sua compagna in merito al siriano: «E' venuto ieri mattina a prende il messicano - dice il poliziotto alla donna - ha chiamato Fede, mica me chiama a me ... vabbè io ogni volta che annavo a pija er messicano», e la compagna domanda: «ti allungava?», Rizzuto risponde: «eh, cinque, uno, mo se l'intasca lui». Secondo il gip «la conversazione che raccoglie una sorta di "sfogo" del Rizzuto e che ripropone i contenuti salienti del rapporto corruttivo che lo lega a Georgeos e Quproci, rende più che evidente come detta relazione, originariamente gestita dal solo Alessandro, ampiamente collaudata e risalente nel tempo, abbia più di recente registrato il subingresso del Fratello Federico, favorito dallo stesso Alessandro, che aveva deciso di porre termine all'attività di collaborazione, che gli aveva sino ad allora fruttato profitti per 500 o mille euro a passaggio transfrontaliero, per timore dei controlli (telecamere all'interno dell'aeroporto) operati dai colleghi». 

I frequenti riferimenti che il siriano e il messicano fanno indistintamente ai fratelli Rizzuto «come protagonisti delle "scorte" di cui ambedue fruiscono - prosegue ancora il gip nell'ordinanza - lasciano ipotizzare che molteplici siano state le "occasioni" di prezzolata assistenza, anche in considerazione del fatto che, all'esito di consultazione alla banca dati in uso alle forze di polizia, il nominativo del Quproci risulta essere stato controllato all'aeroporto di Fiumicino» in diverse date dal 2016 al 2019 ma che «non risultano i controlli relativi all'arrivo a Roma» in almeno altre quattro occasioni tra l'estate del 2018 e la primavera del 2019.

In sostanza, dai dati investigativi raccolti emergono «inequivoci elementi di riscontro - conclude il gip - della prospettazione accusatoria, incentrata sulla reiterata richiesta di assistenza, formulata dal Georgeos e per il tramite di costui dal Quproci al fine di ottenere, dietro versamento di un corrispettivo, l'intervento dei fratelli Rizzuto, nella loro veste di pubblici ufficiali, in occasione di svariati transiti aeroportuali, sì da consentire l'attraversamento dei circuiti di sicurezza attivi presso lo scalo aereo senza incorrere in controlli e, in tal modo, agevolare flussi illeciti di denaro e valori».

Ultimo aggiornamento: 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA