ROMA

Torvaianica, Mimmo tra lavori saltuari e l'amore per le donne: «Sono la mia passione»

Domenica 16 Giugno 2019 di Camilla Mozzetti
Torvaianica, Mimmo tra lavori saltuari e l'amore per le donne: «Sono la mia passione»

Non era il lusso, scandito dagli abiti costosi o dalle auto importanti, l'aspetto che più di altri lo affascinava. Domenico Raco, chiamato il calabrese, nato 39 anni fa a Molochio un paese di neanche 3 mila abitanti nel cuore dell'Aspromonte, amava piacere agli altri. Questa era la sua più grande gratificazione: circondarsi di amici e far girare la testa alle belle donne.

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Senza necessariamente stringere relazioni sentimentali con loro ma capire facendoselo all'occorrenza bastare che con una semplice battuta o un sorriso, mostrato in un determinato modo, aveva già fatto breccia nel cuore di qualcuna. Bastava solo questo a farlo sentire bene. Tanto è vero che anche in un post su Facebook, rispondendo a un'amica, confessava: «Le donne? Sono la mia passione». Maria potrebbe aver occupato un ruolo però importante, secondo la nipote Cinthia i due «si frequentavano».
A Torvaianica ci viveva da meno di dieci anni e ci era arrivato, lasciando la Calabria dove non trovava un lavoro e il futuro sembrava scandito da una incertezza perenne, per assistere la sorella colta da un handicap e la nipote. Voleva dare una mano perché, in fondo, nonostante l'inclinazione da Casanova non aveva quella malizia dei seduttori incalliti né il physique du rôle del don Giovanni quanto più un carattere docile, allegro e di compagnia che cercava forse, con ogni probabilità, del semplice affetto per riempirsi la vita. Per circa 5 anni ha fatto la guardia giurata in un istituto bancario dell'Eur, poi una volta scaduto l'appalto e senza che la società rinnovasse il contratto, ha iniziato una serie di lavoretti saltuari: dall'elettricista al factotum per amici e conoscenti fino al pasticcere senza però un regolare contratto in un'attività del litorale.

LA PISTOLA
Quattro mesi fa, come raccontano i parenti, arrivati ieri pomeriggio da Molochio, aveva riconsegnato la pistola che gli era stata data dall'agenzia per la quale lavorava. «Non sapeva che farsene raccontano in casa poi era pericolosa non la voleva». Le sue giornate erano scandite dalle commissioni, che svolgeva non solo per la sorella e la nipote ma anche per quella nutrita rete di amici e conoscenti con cui trascorreva le domeniche, le gite fuori porta, i giorni liberi al mare.

IL CAPO
Tra loro ci sono quasi tutti i componenti della famiglia di Maria: le sorelle, una su tutte, alcune nipoti della donna che commentavano con ilarità le sue foto su Facebook, e anche Maurizio, il compagno della vittima, con cui era solito trascorrere le serate in compagnia di altri amici e del buon cibo.
Proprio Maurizio lo chiamava Il capo e quest'altro appellativo lo si legge una foto postata dal compagno di Maria che lo ritrae insiene a Raco e Mimmo, amico della vittima e ad oggi testimone chiave per l'alibi del compagno della donna. Tutti e tre insieme felici e sorridenti in una delle tante serate vissute quando la tragedia era ancora lontana. Solo lo scorso weekend Domenico Raco, fisico imponente, pizzetto tagliato con precisione, un bracciale d'oro al polso destro e a volte un anello al mignolo, si trovava in Calabria dove era arrivato per il 18esimo compleanno di un'altra nipote. La famiglia aveva insistito perché si fermasse qualche altro giorno. Invece Domenico è ripartito per Torvainica e adesso nella villetta che abitava con la sorella e la nipote dove la speranza di trovarlo da qualche parte ancora vivo non si è ancora spenta si rincorre un unico pensiero: «Se fosse rimasto qualche altro giorno a Molochio questo dramma non sarebbe accaduto».

Ultimo aggiornamento: 15:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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