ROMA

Tor Bella Monaca, rivolta anti-rom nel palazzo: famiglia cacciata dalla casa popolare

Venerdì 20 Settembre 2019 di Pier Paolo Filippi e Alessia Marani


Calci e pugni contro il portone, poi le urla: «Se vi prendete la casa, a voi ci pensiamo noi». Quindi la fuga dei rom insieme ai tre funzionari dell'Ater che li avevano accompagnati in via Santa Rita da Cascia, a Tor Bella Monaca, per prendere possesso dell'appartamento al sesto piano che era stato loro legittimamente assegnato. E mentre scendevano le scale le ultime minacce: «Se ritornate non campate più». Ieri nel quartiere periferico con uno dei tassi più alti di morosità e irregolarità all'interno delle case popolari, è andata in scena l'ennesima rivolta anti-rom, dopo quelle più violente di maggio a Casal Bruciato (con le barricate e i banchetti di Casapound) e di aprile a Torre Maura, quando i residenti scesero in strada, calpestarono il pane destinato ai nomadi appena trasferiti nel centro di via dei Codirossoni e bruciarono i cassonetti; in quest'occasione sostenuti anche da Forza Nuova.

DENUNCIA AI CARABINIERI
A Casal Bruciato, la Procura iscrisse nel registro degli indagati 24 persone, perlopiù attivisti di estrema destra. Quest'estate a Lunghezza un altro rom aveva denunciato di non riuscire a entrare con la figlia disabile in un appartamento comunale, tante le intimidazioni dei vicini.
Ieri, a Tor Bella Monaca, sono insorti gli inquilini della torre al civico 30, scala C. Soprattutto le donne che sono salite fin sul pianerottolo e hanno cominciato a battere contro il portone e a inveire. L'appartamento, di circa 70 metri quadrati, libero e in buone condizioni, era stato scelto da Alexander A., 47 anni, nomade nato in Italia e residente al campo di Gordiani, per viverci insieme alla sua famiglia: la madre 75enne, l'unica a tutti gli effetti rom serba, e i due fratelli, anche loro nati in Italia, di 23 e 19 anni. Alcuni con precedenti per reati contro il patrimonio. I funzionari dell'Azienda territoriale erano con loro per sbrigare le ultime pratiche per rendere effettiva la consegna delle chiavi e dell'alloggio. Ma non è stato possibile portare a termine l'iter.

L'ALTERNATIVA
Sono stati chiamati i carabinieri, l'anziana è stata colta da un malore, ma ha rifiutato il trasporto al pronto soccorso di Tor Vergata: «In quell'ospedale è morto mio marito, lì non vado». Quando i militari sono arrivati sul posto, tutti gli inquilini sono rientrati subito nelle loro abitazioni. La famiglia rom, lasciato il palazzo, si è recata alla vicina stazione di via Domenico Parasacchi per sporgere denuncia, al momento contro ignoti, per violenza privata. I carabinieri, comunque, avrebbero già ascoltato alcuni degli inquilini. Almeno tre di loro si sarebbero distinte per aggressività.

Intanto, anche questo nucleo rom ha dovuto rinunciare alla casa. Stamani Alexander A. è stato convocato negli uffici Ater sul lungotevere Tor di Nona per trovare un'alternativa. «I fatti di Tor Bella Monaca - fa sapere il direttore generale dell'azienda, Andrea Napoletano - sono assolutamente da condannare e da stigmatizzare, sosterremo la famiglia finché non verrà trovata la soluzione più idonea». Resta il fatto che alcuni inquilini Ater, magari anche irregolari o abusivi, si siano arrogati il diritto di stabilire chi debba, o meno, essere il loro nuovo vicino di casa. «Vanno bene pure i criminali e gli spacciatori, purché italiani, ma gli zingari no», tuona Anna, che a Tor Bella ci è nata e cresciuta.

I PUNTEGGI
Le assegnazioni degli alloggi popolari ai rom, intanto, continuano abbastanza spedite da parte del Comune. Solo l'Opera Nomadi, da gennaio, ha affiancato una sessantina di nuclei nelle procedure di assegnazione, ritenendo quanto accaduto ieri a Tor Bella Monaca «un episodio del tutto isolato», ritenendo che «le famiglie assistite sono state ben spalmate nel territorio della città» e che «si stanno integrando». Dopo essere stati cacciati da Casal Bruciato, infatti, anche Agan Omerovic, sua moglie e i suoi figli hanno trovato un'altra sistemazione.
La delibera per cui i nuclei rom risultano in qualche modo favoriti nell'ascesa in graduatoria, risale all'epoca di Alemanno sindaco. Alle famiglie con tre e più figli, infatti, vengono dati 14 punti in più, con la necessità di chiudere i campi come intimato dall'Europa, altri 18 punti vengono attribuiti a chi proviene da un campo rom. «A un certo punto - fanno sapere dall'Opera Nomadi - ci siamo resi conto che a molti nomadi non veniva data la giusta assistenza ai rom anche nella semplice compilazione dei moduli, per cui molti sbagliavano. Una circostanza che favoriva il loro trasferimento nei centri di accoglienza».
 

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