ROMA

Poliziotto accoltellato a Tor Bella Monaca, arrestato l’aggressore: folla contro gli agenti

Martedì 2 Luglio 2019 di Enrico Lupino
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Tor Bella Monaca, arresto dell’accoltellatore: la folla contro la polizia

Dall’ordinanza con cui il gip ha convalidato l’arresto di Pietro Maruca, accusato di tentato omicidio per avere accoltellato un agente di polizia a Roma, a Tor Bella Monaca, emerge un dato choc: ad aiutare l’aggressore al momento dell’arresto, sono scesi in campo molti residenti del quartiere. Decine. «Circa 30 persone si frapponevano fra gli agenti e il Maruca», scrive il giudice. Il particolare sull’aggressione che il 60enne di origini calabresi ha compiuto venerdì scorso nei confronti dell’agente Yuri Sannino viene sottolineato dal giudice e sarà oggetto di nuove indagini.

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​I complici non sono ancora stati identificati: si sarebbero riversati in strada mentre venivano chiuse le manette ai polsi di Maruca, già noto alle forze dell’ordine. Si legge anche nell’annotazione degli investigatori che erano sul posto. L’indagato è accusato di tentato omicidio, aggravato dall’aver commesso il fatto contro un membro della polizia. Per il gip deve restare in carcere, perché è pericoloso: ha una personalità «prepotente, aggressiva e priva di freni inibitori», scrive il giudice. Anche il pm Barba aveva sollecitato la più severa delle misure cautelari per il 60enne originario di Lamezia Terme, che avrebbe aggredito il poliziotto intervenuto per sedare la lite fra l’indagato e la ex moglie, secondo quanto ricostruito dalla procura, avvenuta nel negozio della donna.

L’uomo, «presumibilmente», come specifica il gip, avrebbe cercato di appiccare il fuoco nella tabaccheria di proprietà dell’ex coniuge. Questa però, cogliendo un momento di distrazione del Maruca, sarebbe riuscita a chiamare i soccorsi. All’arrivo della polizia, gli uomini del commissariato Casilino sarebbero stati speronati dalla macchina dell’indagato sul lato guida. Maruca, completamente ubriaco, avrebbe aperto la portiera. Tra le lamiere ha poi trovato lo spazio per affondare il coltello con una lama da 15 centimetri nel petto dell’agente. Una volta tirata fuori l’arma avrebbe tentato una seconda volta di colpire Yuri, senza riuscirci.

Nei fotogrammi della vicenda tracciati dall’ordinanza figurano anche le parole della vittima: «Toglietegli il coltello, toglietegli il coltello» avrebbe gridato il poliziotto ai colleghi mentre queste 30 persone si frapponevano fra lui e l’aggressore. Una scena, quest’ultima, che ricorda un video apparso in rete lo scorso febbraio in cui gli agenti di polizia, intenti a eseguire l’arresto di due spacciatori, venivano accerchiati. La tensione era salita fino al punto che un agente avrebbe tirato fuori la pistola per cercare di convincere i malintenzionati a spostarsi. Per fortuna quella volta non andò come a Yuri che, dopo essere stato portato via dalle lamiere delle auto incastrate, è stato ricoverato d’urgenza prima al policlinico Casilino e poi all’Umberto I. Dopo aver perso conoscenza, i medici sono riusciti a farlo rinvenire. Ora è in osservazione.

Sono da poco trascorse le 13 e, in via Cochi , Maruca viene arrestato. Il coltello è in macchina e all’interno dell’abitacolo della Renault dell’indagato vengono trovati un bastone e un altro coltello. Anche Maruca viene portato in ospedale, al Sandro Pertini, dove si è svolta l’udienza di convalida di fronte al gip. Per le condizioni dell’uomo il trasporto ad altra sede infatti non sarebbe stato possibile. Fra le motivazioni del gesto non emergerebbe la vendetta nei confronti della vittima, piuttosto uno stato di alterazione da abuso di alcolici che potrebbe aver annebbiato l’aggressore. Il fascicolo del pm Vincenzo Barba potrebbe invece arricchirsi di particolari sul presunto incendio che l’uomo avrebbe cercato di appiccare al tabacchino della moglie.

Il doppio presunto fendente sferrato da Maruca ha indotto il gip a tratteggiare una personalità pericolosa. Questo anche perché mentre i colpi sarebbero stati sferrati l’agente gli avrebbe intimato di scendere dal veicolo con la pistola in pugno. Una circostanza che non avrebbe spaventato l’indagato, a quanto ricostruiscono gli inquirenti, ma che avrebbe portato al ferimento da prognosi riservata dell’agente. Restano non identificati i circa trenta che invece si sarebbero messi in mezzo. L’elemento, tratteggiato dal gip, sembrerebbe un dato importante per ricostruire il contesto della zona. Ma soltanto accertamenti futuri potranno stabilire quale sia stata l’effettivo ruolo della folla, presumibilmente abitanti della zona, nella circostanza dell’arresto.
 

Ultimo aggiornamento: 16:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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