ROMA

Emergenza tombini e caditoie: appalto congelato da tre anni

Lunedì 15 Luglio 2019 di Lorenzo De Cicco
Emergenza tombini e caditoie: appalto congelato da tre anni
Contrappasso della propaganda: ormai al primo scroscio di pioggia, quando strade e piazze dell'Urbe si trasformano in pericolose cloache perché nessuno stura i tombini, circola sempre in rete un vecchio tweet del Movimento 5 Stelle di Roma. Era il 2014 e gli stellati, dai banchi dall'opposizione, promettevano un'«azione devastante per la pulizia dei tombini». Quando? Addirittura «nei primi sei mesi con noi al governo di Roma». Invece sono passati tre anni e la manutenzione degli scoli il Campidoglio non l'ha mai assegnata. Tanto che i chiusini si intasano al primo acquazzone, come prima. «Piove: gonfiate i gommoni», potrebbe twittare Virginia Raggi, come faceva il 14 settembre del 2015, se non fosse la sindaca di Roma.

TUTTI I NODI
È una storia di rimandi, svarioni amministrativi e fughe di responsabilità, che spiega bene la palude in cui ristagna la macchina burocratica del Campidoglio. Per sbrogliare la matassa degli errori e delle inefficienze, tocca riavvolgere il nastro fino al 21 ottobre 2016. Quel giorno, a una manciata di settimane dalla chiusura del Giubileo della Misericordia, col grosso degli appalti previsti mai affidati, la giunta di Virginia Raggi decide di varare in corsa un nuovo piano di interventi. Formalmente per l'Anno Santo, in realtà per non perdere i fondi pubblici già stanziati. Nell'elenco inserisce due commesse pubbliche, una per la «manutenzione ordinaria delle caditoie della grande viabilità» e una per quella dei tombini nelle strade più piccole, gestite dai municipi. Due commesse che viaggiano in parallelo. Con lo stesso destino: non arrivare mai a conclusione, almeno fino a oggi. Anche se si tratterebbe di appalti banalissimi per qualsiasi Comune d'Italia.

I soldi ci sono da tre anni. Quasi 5 milioni di euro, pronti. Inutilizzati. Tre milioni per i tombini delle grandi strade, più altri 1,8 milioni per le caditoie dei municipi. Scorrere il calendario aiuta a capire bene i tempi pachidermici dell'amministrazione. All'inizio la commessa per i tombini sparpagliati in tutti i quartieri era stata affidata a un ingegnere. Ma già a gennaio 2017, va via e lo rimpiazza un geometra. Tempo pochi mesi e interviene l'Autorità Anticorruzione, che spedisce in Campidoglio una carrellata di contestazioni: sviste contabili, vizi formali e sostanziali, errori nell'applicazione del codice degli appalti. Un disastro. Tanto che gli uffici sono stati costretti a «riapprovare i quattro progetti esecutivi relativi a ciascun lotto», come ammettono nelle carte interne. E siamo a febbraio 2018, cioè un anno e mezzo dopo lo stanziamento dei fondi per un'operazione tutt'altro che complessa.

L'AVVIO FORMALE
Solo allora si riesce ad avviare formalmente la procedura. Per vederla pubblicata sul sito del Campidoglio tocca aspettare altri cinque mesi. Solo per arrivare all'«apertura delle offerte tecniche ed economiche» si arriva al dicembre 2018, cioè 26 mesi dopo la delibera della Raggi. Due anni solo per aprire le buste. Per questa commessa l'ultimo atto - un passaggio intermedio che annuncia una «fase successiva» - è del 3 marzo scorso. Da allora, il sito del Comune non ha più dato aggiornamenti.

È andata perfino peggio all'altra commessa, quella per i tombini sulle grandi strade. Solo pochi mesi fa una dipendente (curiosità: fa di cognome Raggi anche lei), si è presa la briga di accettare l'incarico nella Commissione di gara. Era stata sorteggiata dopo l'ennesima defezione. Perché va raccontato anche questo: se gli appalti di Palazzo Senatorio procedono al rallentatore, oltre agli errori dei funzionari, c'è di mezzo anche la fuga dalle responsabilità di travet e dirigenti. In pochissimi, temendo cause o contestazioni erariali, se la sentono di fare il loro dovere, cioè di smistare gli appalti. Anche la commessa per i tombini ha registrato una successione di rinunce inverosimile.

L'ELENCO
Eccole: il presidente della commissione di gara, nominato il 24 ottobre 2018, il giorno dopo comunica: «Sono impossibilitato». Il mese dopo dice lo stesso un altro dirigente. E il Comune a quel punto ammette: «Non è stato possibile designare il presidente a causa della temporanea carenza di tecnici disponibili». A gennaio 2019 si tenta con la sorte: viene estratto un altro presidente di commissione, che subito si dichiara «incompatibile». Fino a quando, alla fine, si è trovato un architetto e a fine maggio la commissione è stata nominata. Quanto all'assegnazione e ai lavori, c'è ancora tempo. E pazienza per la pioggia.
  Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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